giovedì 29 marzo 2012





Dinanzi alle autorità civili, militari e religiosi, domenica scorsa, il cardinale Paolo Romeo, primate di Siclia, in un Consiglio provinciale e comunale straordinario, convocato ad hoc a sala Cerere, ha parlato di crisi economica, di perdita dell’etica e dei valori. “Darò delle pennellate –ha detto-, perchè a volte nelle esposizioni sistematiche si completa tutto e non si stimolano le riflessioni”. La prima pennellata Romeo l’ha data sul termine laico. “L’uso di questa parola viene oggi forzato. Invece che essere un termine che abbraccia l’aspetto religioso –ha ricordato-, viene presentato spesso come un termine in contrasto con l’elemento religioso. Una forzatura che rischia di offuscare i laici impegnati che, dopo aver incontrato il Signore, hanno la responsabilità dell’annuncio”. La seconda pennellata di Romeo è stata sulla grande crisi degli ultimi anni che ha dimostrato fin troppo bene come vi sia un rapporto diretto tra i valori che spingono comportamenti e scelte delle persone e la dinamica del sistema economico. “La crisi economica non è che parte emergente dell’iceberg della grossa crisi –ha commentato- che sta deviando la nostra società. Oggi quello che ci proccupa è la crisi dei valori. Dalla crisi economica in un modo o di un altro si potrà uscire, ma se non affrontiamo il tema dei valori noi non ne usciremo facilmente”. Quindi, Romeo ha ricordato che la crisi economica e finanziaria è solo un capitolo di una lunga serie di cambiamenti epocali che hanno contrassegnato gli ultimi vent’anni. Dal crollo delle ideologie all’esplodere della globalizzazione dopo la caduta del muro di Berlino. “L’unico livello –ha affermato- dove c’è stata una strategia, lasciatemi dire una politica globalizzante, è stato il mondo economico. Il quale staccandosi anche dal suo riferimento politico, sociale, amministritivo ha camminato per conto suo e quindi ha creato continue turbolenze nelle società mettendoli in ginocchio. E ora ne stiamo pagando le conseguenze e lo stiamo vedendo anche in Italia. In questo momento a reggere, se così si può dire, le sorti del popolo è l’economia. Ma un’economia –ha spiegato Romeo- quando sta attaccata a dei valori può avere anche un’anima o dei principi etici, questa è invece un’economia che non ha nè anima nè principi etici. Per cui per salvare l’economia in alcuni casi c’è la distruzione della persona umana o di istituzioni molto criticate, come può essere la famiglia. Se non si tiene al centro dell’attenzione l’uomo, qualsiasi scelta ferisce, mortifica e invece di essere un servizio all’uomo diventa un ostacolo sul suo cammino”. “L’uomo deve essere aiutato a camminare nella sua dignità di persona umana –sono state ancora le parole rivolte da Romeo alle autorità-. Non si può mettere per delle leggi economiche o per situazioni amministrative una persona all’ozio. Perchè un disoccupato è una persona all’ozio. Sentiamo la responsabilità che lo stiamo esponendo al vizio? Oppure ci lamentiamo che c’è il vizio della droga, dell’alcol, della prostituzione e del gioco? Tutti vizi che prosperano sempre di più in una fascia molto grande di persone che non avendo il sopporto della comunità viene attratta come una calamita da questi vizi per trovare un momento di soddisfazione”.

Giacomo Lisacchi

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