giovedì 14 aprile 2011

Benigni: "Il mio Dante nel bordello italiano" Enna flash


Dopo la lectio magistralis di Mario Draghi, Roberto Benigni ha aperto ieri sera a Torino la Biennale Democrazia rivolgendo un appello agli italiani perchè si occupino di politica. Naturalmente a modo suo, partendo dal celebre VI canto del Purgatorio di Dante, condendo il tutto con battute al vetriolo su Berlusconi e il governo.
«Mamma mia come era impegnato Dante - ha detto Benigni - gli voleva bene a questo paese, lui. Voleva lottare per la democrazia e la libertà. Pensava fosse utile che un galantuomo scendesse in politica, perchè c'era un bel casino in quel tempo, parlamentari che si vendevano e passavano da una parte all'altra, e cose di questo genere, roba da medioevo».
«Altro che andare all'estero per sentirsi liberi - ha aggiunto, osannato da un pubblico di 9.000 persone che hanno fatto ore di coda - la nostra libertà è più dolce, io voglio essere libero qui, caspita».
E Torino «è una città bellissima piena di bandiere tricolori, qui si sente più che altrove l'unità d'Italia. Mi sono chiesto, appena arrivato, cosa potevo fare per questa città. Ho cercato su internet per comprare una casa, ho trovato in centro palazzo Madama e vicino un altro palazzo che potrebbe diventare Casino Royale. Qui c'è un vero patriottismo, che non è nazionalismo, ma una somma di valori, quelli della Repubblica». Prima di darsi alla sua lettura del VI Canto, quello in cui Dante, davanti a Virgilio e al poeta provenzale italiano Sordello, parla dell'Italia come «serva,...di dolore ostello, non donna di province, ma bordello» si sofferma sull'attualità.
«Maroni ha detto che dovremmo uscire dall'Europa - ha affermato il giullare - ma con questo governo ci farebbero uscire da ogni continente, peccato perchè proprio adesso Renzo Bossi ha capito in quale continente siamo». E, ancora: «Maroni ha ragione, l'Europa dovrebbe aiutarci e portarci via un po' di tutte queste persone che creano problemi. Per esempio perchè non si porta in Francia La Russa? Ma anche, magari Frattini e Cicchitto? Perchè dobbiamo tenerceli tutti noi scusate tanto?». E sul processo breve: «In Parlamento stanno votando da tre giorni, li hanno segregati tutti, alcuni parlamentari hanno detto che prendono mille euro fino alle 22, cinquemila per tutta la notte. A Torino ho sentito che hanno candidato La Ganga, d'altronde se non si riesce a battere Berlusconi, bisogna combatterlo sul suo stesso terreno».
Oppure: «la prima udienza per Ruby è durata 7 minuti, forse la più lunga dell'intero processo, ma dice Ruby più lungo della durata dello stesso reato. Berlusconi era arrabbiatissimo in tribunale, ha trovato anche striscione con slogan contro di lui come la legge è uguale per tutti».
Il messaggio finale agli italiani è: «Amate questo paese come l'amò Dante che scrisse la Divina Commedia e questo canto in particolare per fare politica, per lottare contro la corruzione». Tutto ciò in piena sintonia con l'anima della Biennale Democrazia «la più bella manifestazione culturale italiana».

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mercoledì 13 aprile 2011

ROMA - La Camera ha approvato stasera il processo breve

ROMA - La Camera ha approvato stasera il processo breve con 314 voti a favore e 296 contrari. Il ddl torna al Senato per la terza lettura. Finalmente una legge che mette l'Italia al passo con l'Europa, ha commentato soddisfatto Silvio Berlusconi con i deputati che lo hanno chiamato per informarlo dell'approvazione. Una soddisfazione legata anche alla tenuta della maggioranza che in questi due giorni ha dato prova di una reale compattezza, secondo il premier, per il quale è stata l'opposizione a fare una pessima figura. Tra l'altro, sempre secondo il premier, i voti in più che ha ottenuto la maggioranza dimostrano che quota 330 è un obiettivo concreto.

«Il governo nella coscienza degli italiani ha fatto un passo verso l'abisso. Ora sta a noi far comprendere la vergogna di questo provvedimento che dimostra l'assoluto disprezzo verso i problemi veri del paese», commenta il segretario del Pd Pier Luigi Bersani.

Bossi: «Questo voto ci dice che i numeri ci sono. Non arriviamo a 330? Sempre meglio di niente», dice il leader leghista dopo il voto finale sul processo breve. E alla domanda sul timore di scarcerazioni per effetto della legge, Bossi aggiunge: «sono tutti giochi di prestigio della sinistra che ha fatto questa battaglia alla morte». Lasciando la Camera ai giornalisti che gli chiedevano se il Carroccio con questo voto abbia ingoiato un rospo amaro o abbia votato con piacere, il Senatur si è limitato a rispondere: «Abbiamo votato».

La seduta si è conclusa con i deputati dell'opposizione che mostravano la Costituzione verso i banchi della maggioranza e, subito dopo la proclamanzione del risultato, con l'esposizione di cartelli che ricordano quali e quanti processi finiranno sul binario morto della prescrizione. La temperatura dell'aula era salita solo nel momento in cui il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto ha letto un passo del libro di Antonio Di Pietro sulla stagione di Tantentopoli. L'attuale leader dell'Idv, allora pm del pool di Milano, ricostruiva il percorso della tangente pagata da Raul Gardini al Pci per la fusione Enimont di cui si persero le tracce nelle stanze di Botteghe Oscure. Una rievocazione, quella di Cicchitto, accompagnata dal coro P2-P2 e Licio Gelli ripetuto e ritmato dai banchi dell'opposizione all'indirizzo del capogruppo Pdl.

La seduta odierna era iniziata con la ripresa dell'ostruzionismo delle opposizioni, ripartito sul processo verbale.I parlamentari di Pd e Idv sono intervenuti in massa sul processo verbale allo scopo di ritardare la ripresa dell'esame della proposta di legge, e in particolare sull'articolo 3 con la cosiddetta prescrizione breve, punto nodale del provvedimento.

Il Pd ha attaccato il presidente della Camera, Gianfranco Fini, (difeso poi dal leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini), perché non dedicherebbe abbastanza attenzione alle esigenze delle opposizioni. «Da quando è sotto attacco di Pdl e Lega che chiedono le sue dimissioni - ha detto Roberto Giachetti del Pd - lei è il peggior presidente della storia». Fini, impassibile, ha proseguito con gli interventi sul processo verbale. Casini, invece, si è schierato al fianco di Fini: «Sono allibito dalle parole del tutte incongrue di Giachetti contro il presidente: se avevo qualche dubbio sulla sua terzietà, ora ogni dubbio è svanito. Qui ciascuno vuol tirare il presidente dalla sua parte, ma il presidente non si difende solo quando fa le cose che piacciono a noi...».

Pdl e Lega hanno messo sotto accusa il vicepresidente, Rosy Bindi, perché nella seduta notturna di ieri ha concesso 15 secondi di intervento ai deputati di opposizione dei gruppi che avevano finito i tempi contingentati.

Primo voto, vince la maggioranza.
Nella prima votazione della giornata , con 18 voti di differenza a favore della maggioranza, l'Aula ha respinto la richiesta avanzata da Giorgio La Malfa di invertire l'ordine del giorno.

No all'esclusione dell'omicidio colposo. La maggioranza ha soppresso l'emendamento, prima firmataria Donatella Ferranti (Pd), che prevedeva di escludere dalla prescrizione breve il reato di omicidio colposo. Il capogruppo del Pd, Dario Franceschini, chiede al centrodestra un sussulto di dignità almeno in memoria e per rispetto dei cittadini de L'Aquila. Anche Benedetto Della Vedova (Fli) si appella al centrodestra: «Cercate di votare a favore dei cittadini de L'Aquila». Ma il centrodestra non ascolta e boccia la proposta di modifica. Così dai banchi dell'opposizione si alza il coro: «Vergogna! Vergogna!».

«Anche i processi per reati di omicidio colposo non saranno immuni dalla tagliola della prescrizione breve. Rientrano tra questi il processi sul terremoto dell'Aquila e della strage di Viareggio. Si tratta di processi molto lunghi e complessi con numerosissime parti civili e la necessità di lunghi e rigorosi accertamenti - dice la capogruppo Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti - È evidente che intervenire sulla durata massima della prescrizione del reato in questi processi è di per sè sbagliato e può avere, nel tempo, effetti drammatici. Le vittime esigono giustizia ed è incomprensibile che il legislatore si schieri dall'altra parte mettendo in dubbio la possibilità che si arrivi ad una sentenza definitiva nei tre gradi di giudizio. Quali sarebbero i vantaggi per lo Stato? Dov'è la ratio della legge? Perchè un imputato, seppur incensurato non dovrebbe pagare per una strage? La maggioranza ha votato contro il nostro emendamento solo per fare un favore a Berlusconi e facendo un passo indietro rispetto al pacchetto sicurezza del 2008 che aumentava i tempi della prescrizioni per omicidi colposi plurimi».

L'opposizione ha finito nel primo pomeriggio tutti i tempi a sua disposizione, così in conferenza dei capigruppo si è raggiunto l'accordo di arrivare alle dichiarazioni di voto finali in diretta tv per le 19. «Abbiamo fatto un'opposizione intransigente ma nel rispetto delle regole», dichiara il capogruppo del Pd, Dario Franceschini. Durante la conferenza dei capigruppo, Gianfranco Fini avrebbe messo i presidenti dei deputati di maggioranza e opposizione di fronte ad una scelta: o si va avanti nel dibattito, ma si perde la diretta tv (e al massimo si potrà arrivare comunque alle 23) o si accetta la finestra che offre la Rai dalle 19 alle 20.30 per votare in quel lasso di tempo davanti alle telecamere. I responsabili dei vari gruppi parlamentari hanno optato per la diretta tv. Iil capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, avrebbe chiesto poi un impegno all'opposizione affinchè non ci siano «provocazioni» durante la ripresa televisiva. I responsabili di Lega e Pdl hanno chiesto di mettere a verbale che la sottoscrizione dei singoli emendamenti avvenuta poco prima del voto, ma a votazione aperta, non costituisse un precedente. Il presidente di turno, Rosy Bindi, aveva infatti tenuto aperta una votazione per consentire che tutti i deputati del centrosinistra sottoscrivessero la proposta di modifica al testo sulla prescrizione breve che aveva come prima firmataria Donatella Ferranti (Pd).

«Come opposizione abbiamo fatto di tutto contro questa vergogna. Ora però abbiamo finito i tempi a nostra disposizione e vogliamo denunciare quello che sta facendo la maggioranza in diretta tv affinchè i cittadini sappiano...», dice il presidente dei deputati del Pd Dario Franceschini. «La Rai aveva aperta solo una finestra dalle 19 alle 20.30 - interviene il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi (Pdl) - e così si è raggiunta l'intesa tra tutti i gruppi di far sì che le dichiarazioni di voto e il voto avvenissero a quell'ora». «Il provvedimento - aggiunge Franceschini - si sarebbe dovuto votare circa due settimane fa. Loro erano convinti di poterlo approvare in un giorno, un giorno e mezzo. E invece con la nostra opposizione siamo riusciti a tenere aperta il più possibile la finestra su questa vergogna!. Oggi gli abbiamo rivolto anche un ennesimo appello: di escludere dal testo della prescrizione breve il reato di omicidio colposo plurimo, quello che farebbe prescrivere prima il processo dell'Aquila. Ma neanche su quello hanno voluto ascoltarci. Aggiungendo così vergogna a vergogna».

Via libera all'articolo 3 sulla prescrizione breve, considerato il cuore del provvedimento in quanto accorcia i tempi della prescrizione per gli incensurati, è passato con 306 sì e 288 no. L'Aula ha poi respinto a scrutinio segreto con 316 sì e 288 a favore una parte di un emendamento dell'Idv al terzo articolo. Il voto segreto era stato richiesto dal Pd. Il risultato è stato salutato con un boato dai banchi della maggioranza. Con il centrodestra hanno votato alcuni deputati dell'opposizione. Secondo fonti della maggioranza, sarebbero stati una dozzina i deputati dell'opposizione a votare contro. Dopo il voto, dai banchi dell'Idv hanno urlato «libertà, libertà».

Enna- Il Comitato referendario provinciale di Enna “2SI per l’acqua bene comune” incontra il deputato regionale Paolo Colianni


Enna. Dopo la partecipazione alla colorata manifestazione di Roma del 26 marzo scorso che ha visto il Comitato referendario provinciale di Enna “2SI per l’acqua bene comune” in prima linea, con l’approssimarsi della campagna referendaria indetta per il 12 e 13 giugno, riprende con rinnovato entusiasmo l’attività di sensibilizzazione verso i cittadini che “dovranno decidere se volere l’acqua pubblica, come era una volta, o l’acqua privatizzata, com’è adesso in Provincia di Enna”. A questo proposito, il Comitato ha programmato una serie di incontri con rappresentanti istituzionali, forze politiche, organizzazioni sindacali e datoriali, movimenti civici ed associazioni, esponenti e rappresentanti della società civile, “affinché si crei il più ampio schieramento possibile che convinca la gente a recarsi alle urne per votare 2SI per l’acqua pubblica”. In quest’ottica, il Comitato referendario, rappresentato per l’occasione dal suo responsabile provinciale, dott. Carlo Garofalo, e dal portavoce, ing. Benedetto Murgano, ieri ha incontrato il deputaro regionale del Mpa, Paolo Colianni. Nel corso della discussione, i due rappresentanti del Comitato e Colianni si sono soffermati, in particolare, sugli effetti negativi della privatizzazione dell’acqua in provincia di Enna ed è stato condiviso un principio: “la “governance” dell’acqua e le determinazioni conseguenti debbono restare di esclusiva competenza del pubblico”. “Solo la parte manutentiva degli impianti, attraverso gara pubblica può essere lasciata ai privati –ha tenuto a precisare Colianni- e l’eventuale aggiudicazione deve essere per breve periodo e comunque tutto questo deve comportare efficienza e minori costi per gli utenti”. Le parti si sono ripromesse di incontrarsi a breve per approfondire la legge di iniziativa popolare sull’acqua pubblica in Sicilia che l’Ars, tra non molto, dovrà discutere in aula per la sua approvazione. In tal senso, è stato chiesto all’on. Colianni di farsi carico per poter fare accelerare l’iter di discussione ed approvazione.

Giacomo Lisacchi

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Villarosa- Lo scrittore curdo-irakeno Fuad Aziz incontra i ragazzi del De Simone



Villarosa. All’interno della terza edizione della “Festa del libro”, promossa dalla direzione didattica Santa Chiara e dal Comune di Enna, ieri, lo scrittore curdo-irakeno Fuad Aziz ha incontrato i ragazzi delle classi della prima C ed E dell’Istituto comprensivo “V. De Simone” diretto dal prof. Giovanni Bevilacqua, per parlare dei suoi libri e dei tanti argomenti che affronta con le sue storie. “Due ore meravigliose –è stato il commento di docenti ed alunni- peccato che è durato troppo poco, è stato bellissimo conoscerlo”. “Quando io scrivo –ha spiegato ai ragazzi Aziz- voglio dare un messaggio attraverso il contenuto ma soprattutto voglio stimolare la fantasia di ognuno di voi, perché magari un giorno potrete diventare anche voi disegnatori/illustratori. Questo perchè illustrare il libro scritto da un altro autore è più difficile in quanto bisogna interpretare cosa lo scrittore pensa”. Il tema, quanto mai attuale, dell’ultimo libro di Aziz, ma anche della sua vita è l’immigrazione araba: “La vostra terra –ha detto- è stata sempre molto generosa, l’accoglienza è un valore molto importante per la nostra cultura. La gente scappa perché non c’è da mangiare, perchè manca il lavoro e la libertà, perchè anche la stampa non aiuta e a volte genera pure allarmismi”. “Bisogna parlare ascoltarsi per conoscersi ed accettarsi –ha aggiunto ancora Aziz-. Educazione interculturale significa: scoperta, conoscenza, incontro, fonte di ricchezza, valorizzazione e accoglienza”. Quindi ha parlato, approfondendo il loro valore simbolico, di due suoi libri: “Il viaggio di un violoncello”, che narra la storia di un giovane musicista (la sua) costretto a fuggire dal suo paese in cerca di libertà e di “Chiudi gli occhi” che parla dell’amicizia di due culture quella araba e quella italiana. Dopo la presentazione delle sue opere, Aziz ha fatto vedere praticamente ai ragazzi come nasce un’opera. Insegnanti e ragazzi, abilmente guidati, si sono messi all’opera e con colla, forbici, cartoncino colorato e pennarelli hanno creato in meno di un’ora un libro illustrato sul testo di una poesia curda dal titolo “Il pianoforte”. Alla fine dell’evento gli alunni hanno donato ad Aziz, che si è complimentato con loro e i docenti per come è stato preparato l’evento e per l’interesse dimostrato, un cartellone con l’illustrazione di alcune sue fiabe.

Pietro Lisacchi

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martedì 12 aprile 2011

Il papà di Ruby: "Mi vergogno di lei: non risponde al telefono e non ci manda soldi


«Tanta vergogna» per la figlia che ormai non risponde neppure più al telefono appena sente «parlare arabo»: a raccontarlo, su Vanity Fair nel numero in edicola da domani, è il padre di Ruby - Karima, Mohammed, intervistato a Letojanni, il paese in provincia di Messina dove vive la famiglia. «Karima non ci ha mai dato soldi e si è dimenticata di noi». Appena scoppiò il caso Ruby, Zahara detta Naima, la madre, è sparita dal paese con i tre figli più piccoli, una femmina di sei, e due maschi di cinque e tre anni. Da poche settimane, si legge in una anticipazione diffusa da Vanity Fair, è tornata, ma non l'ha vista quasi nessuno. A prendere i bambini a scuola ci va sempre e solo il padre il quale non nasconde un senso di profonda vergogna parlando della figlia: «Sua madre l'ha chiamata due giorni fa e anche oggi. Ma appena sente arabo attacca il telefono». Come sta? «Fatico a lavorare. E poi vergogna, vergogna». Naima come sta? «Vergogna anche lei. Non vuole uscire di casa. Non vuole vedere nessuno». Al lavoro come va? «Male. Tutti mi guardano e dicono: «Vedi, è lui, è quello il padre» e io sento tanta vergogna. E poi tanti problemi». Quali? «Mancano soldi». Karima non ve ne manda? «No. Mai dato soldi a noi. Karima si è dimenticata di noi. Tornare in Marocco non si può perché non c'è lavoro. E poi servirebbero cinquantamila euro per fare viaggio, comprare un camion per lavorare là. Però resta tanta vergogna». Nel paese di Letojanni, poco distante da Taormina, dove Ruby - Karima ha vissuto appena arrivata in Italia, Vanity Fair riceve anche la testimonianza forte di un vigile: «Ruby ha fatto bene a scappare. Con il carattere ribelle che aveva, fosse rimasta qui avrebbe fatto la fine di quella pakistana ammazzata dal padre. Lo sappiamo bene noi che, dopo la segnalazione di alcune maestre, per un periodo la abbiamo accompagnata da casa a scuola per essere sicuri che seguisse le lezioni. Voleva farla sposare a un uomo di trent'anni più grande in Marocco, a dodici anni. Ha fatto bene a scappare».

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Con il latte della mamma bambini più forti


“Dovrei riprendere il lavoro. La bambina adesso ha sei mesi. Cosa dice, la svezzo del tutto o tengo ancora uno-due pasti al giorno?”. La domanda è frequente, perché la maggioranza delle giovani donne che seguo in gravidanza ha un lavoro. Non ho dubbi: se il seno è ancora attivo, è saggio continuare ad allattare, tenendo il pasto serale, prima dell’addormentamento, e, se possibile, quello mattutino, anche fino all’anno e oltre. “Il latte della mamma è la miglior medicina” diceva una bravissima ostetrica. Quell’affermazione mi aveva colpita molto, quand’ero giovane specializzanda in ostetricia e ginecologia. E resta vera dal punto di vista medico e psicologico, anche sul fronte della prevenzione. Innanzitutto, il latte materno è in assoluto il più biocompatibile per il piccolo. Contiene tutti i nutrienti necessari alla crescita del bambino, con la massima digeribilità. E’ fondamentale dal punto di vista immunitario: per il contenuto in immunoglobuline del colostro (il primo secreto dal seno) subito dopo il parto; e per il positivo stimolo neuroimmunoendocrino, perché un bambino allattato al seno è mediamente più sereno. Questo modula favorevolmente anche la capacità immunitaria di difendersi da virus e batteri, specie respiratori e intestinali. Non solo: i bambini allattati al seno hanno meno allergie e meno atopie (disturbi infiammatori/immunitari a manifestazione prevalentemente dermatologica), perché meno esposti a sostanze potenzialmente allergiche, ingerite con il latte artificiale e lo svezzamento precoce. Dal punto di vista psicoemotivo, inoltre, i vantaggi sono straordinari: l’allattamento dà al bambino una pienezza di sensazioni di piacere difficilmente eguagliabile. C’è la soddisfazione di appagare il senso di fame con un alimento di gusto perfetto (se la mamma ha l’accortezza di evitare alcuni cibi fastidiosi per il piccolo); c’è il piacere sensoriale di succhiare, molto più gradevole al capezzolo che non con una tettarella di plastica. C’è l’odore della pelle della mamma (che c’è anche con la nutrizione con il biberon, se si ha accortezza di tenere il piccolo a contatto di pelle): quell’odore che il bambino impara prestissimo a riconoscere tra mille (il riconoscimento olfattivo è il primo e il più precoce, ben prima di quello visivo o uditivo). Sentire quell’odore, sentirsi abbracciato e avvolto da quel tepore soddisfa il più potente bisogno psicoemotivo di ogni piccolo: quello di attaccamento affettivo. In più l’allattamento al seno dà al bambino quella certezza di essere amato che lo fa crescere più sicuro di sé, con più fiducia e più autostima. Qui sta il punto dolente: oggi molte donne riprendono il lavoro precocemente (a volte già dal terzo mese, moltissime dal sesto dopo il parto) e questo espone il bambino a una separazione prolungata dalla mamma per troppe ore al giorno. Anche se il piccolo è ben seguito dal punto di vista fisico, quella separazione può farlo sentire abbandonato e può diventare uno stress biologico con somatizzazioni molteplici. Tenere l’allattamento al seno ha un potentissimo effetto calmante, rassicurante, ansiolitico; la sera, facilita l’entrata nel sonno, ansiogena per molti piccoli: “La mamma è tornata, è qui con me”. Il rapporto madre-piccolo diventa fortissimo: ho più volte osservato la qualità dell’affetto verso la madre, anche anziana, dei figli allattati fino ai due anni, come si faceva una volta in molte famiglie. Al mattino, l’allattamento prima di uscire al lavoro dà al bambino un buongiorno speciale e lo tranquillizza ulteriormente. Questo momento di pausa, di tempo reciprocamente dedicato, è essenziale anche per la mamma: tempo di qualità, scelto, morbido, di felicità silenziosa e quieta, pur in giornate crescentemente concitate. Il dato italiano è rassicurante: il tempo medio di allattamento delle donne italiane, secondo l’Istat, si sta allungando: dai 6 ai 7 mesi attuali. E dunque difendiamo e proteggiamo questo tempo, anche dopo la ripresa del lavoro. L’intuizione del cuore, che l’allattamento al seno rende più felici e più sani, non può essere abdicata in nome di efficientismi o presunte modernità. I fondamentali psichici e biologici della vita emotiva restano immutati indipendentemente dall’evolversi della cultura.

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Perde il lavoro, ingegnere si lancia dal terzo piano


VENEZIA - Un peso eccessivo, opprimente, annientante. Che non ha voluto condividere con nessuno, scegliendo una via di fuga senza appello. La prospettiva di perdere il lavoro perché l’azienda ha annunciato lo stato di crisi lo ha travolto e annichilito. Sembra questa la ragione che ha spinto un ingegnere di 43 anni a togliersi la vita.

Ieri mattina. Alle sette. Nel bagno del suo appartamento in un condominio di Mestre. Un gesto disperato, un grido di aiuto muto. Prima la lama che incide i polsi, poi la decisione di salire sul davanzale della finestra elasciarsi cadere nel vuoto dal terzo piano. Un tonfo sordo nel cortile interno: il sangue, il corpo immobile, accanto il coltello. A dare l’allarme la convivente. Ma la telefonata al 118 purtroppo si è rivelata inutile: quando i medici del Suem sono arrivati non c’era più nulla da fare se non avvertire la polizia e il magistrato di turno e stendere un telo sopra la vittima di un gesto tanto estremo.

Una scena che ha cancellato tragicamente presente e futuro di una persona che mai aveva dato segnali di disagio o di malessere esistenziale, se non la comprensibile apprensione nel rimanere senza un impiego, con il mutuo della casa da pagare e una famiglia cui pensare.

«Appena la settimana scorsa la famiglia, che conosco da anni, mi aveva chiesto di interessarmi per cercare di trovare un’altra sistemazione per il figlio perché la società dove lavorava da anni aveva comunicato la messa in mobilità dei quaranta dipendenti. Sì certo c’era un po’ di preoccupazione ma da qui a immaginare quello che è successo... Davvero sono costernato. Penso al dolore dei genitori, del fratello, della compagna cui esprimo vicinanza e solidarietà».

Ha la voce rotta Renato Boraso, consigliere comunale. «Non si può morire così, per il lavoro. È un momento durissimo e la crisi economica si fa sempre più sentire. Non c’è una famiglia in città, purtroppo, in cui non ci sia un disoccupato o un cassaintegrato. Ma occorre tenere i nervi saldi, non perdere la testa. Il modo per superare le difficoltà si trova sempre» conclude ancora sotto choc dalla notizia.

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