mercoledì 13 aprile 2011

Enna- Il Comitato referendario provinciale di Enna “2SI per l’acqua bene comune” incontra il deputato regionale Paolo Colianni


Enna. Dopo la partecipazione alla colorata manifestazione di Roma del 26 marzo scorso che ha visto il Comitato referendario provinciale di Enna “2SI per l’acqua bene comune” in prima linea, con l’approssimarsi della campagna referendaria indetta per il 12 e 13 giugno, riprende con rinnovato entusiasmo l’attività di sensibilizzazione verso i cittadini che “dovranno decidere se volere l’acqua pubblica, come era una volta, o l’acqua privatizzata, com’è adesso in Provincia di Enna”. A questo proposito, il Comitato ha programmato una serie di incontri con rappresentanti istituzionali, forze politiche, organizzazioni sindacali e datoriali, movimenti civici ed associazioni, esponenti e rappresentanti della società civile, “affinché si crei il più ampio schieramento possibile che convinca la gente a recarsi alle urne per votare 2SI per l’acqua pubblica”. In quest’ottica, il Comitato referendario, rappresentato per l’occasione dal suo responsabile provinciale, dott. Carlo Garofalo, e dal portavoce, ing. Benedetto Murgano, ieri ha incontrato il deputaro regionale del Mpa, Paolo Colianni. Nel corso della discussione, i due rappresentanti del Comitato e Colianni si sono soffermati, in particolare, sugli effetti negativi della privatizzazione dell’acqua in provincia di Enna ed è stato condiviso un principio: “la “governance” dell’acqua e le determinazioni conseguenti debbono restare di esclusiva competenza del pubblico”. “Solo la parte manutentiva degli impianti, attraverso gara pubblica può essere lasciata ai privati –ha tenuto a precisare Colianni- e l’eventuale aggiudicazione deve essere per breve periodo e comunque tutto questo deve comportare efficienza e minori costi per gli utenti”. Le parti si sono ripromesse di incontrarsi a breve per approfondire la legge di iniziativa popolare sull’acqua pubblica in Sicilia che l’Ars, tra non molto, dovrà discutere in aula per la sua approvazione. In tal senso, è stato chiesto all’on. Colianni di farsi carico per poter fare accelerare l’iter di discussione ed approvazione.

Giacomo Lisacchi

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Villarosa- Lo scrittore curdo-irakeno Fuad Aziz incontra i ragazzi del De Simone



Villarosa. All’interno della terza edizione della “Festa del libro”, promossa dalla direzione didattica Santa Chiara e dal Comune di Enna, ieri, lo scrittore curdo-irakeno Fuad Aziz ha incontrato i ragazzi delle classi della prima C ed E dell’Istituto comprensivo “V. De Simone” diretto dal prof. Giovanni Bevilacqua, per parlare dei suoi libri e dei tanti argomenti che affronta con le sue storie. “Due ore meravigliose –è stato il commento di docenti ed alunni- peccato che è durato troppo poco, è stato bellissimo conoscerlo”. “Quando io scrivo –ha spiegato ai ragazzi Aziz- voglio dare un messaggio attraverso il contenuto ma soprattutto voglio stimolare la fantasia di ognuno di voi, perché magari un giorno potrete diventare anche voi disegnatori/illustratori. Questo perchè illustrare il libro scritto da un altro autore è più difficile in quanto bisogna interpretare cosa lo scrittore pensa”. Il tema, quanto mai attuale, dell’ultimo libro di Aziz, ma anche della sua vita è l’immigrazione araba: “La vostra terra –ha detto- è stata sempre molto generosa, l’accoglienza è un valore molto importante per la nostra cultura. La gente scappa perché non c’è da mangiare, perchè manca il lavoro e la libertà, perchè anche la stampa non aiuta e a volte genera pure allarmismi”. “Bisogna parlare ascoltarsi per conoscersi ed accettarsi –ha aggiunto ancora Aziz-. Educazione interculturale significa: scoperta, conoscenza, incontro, fonte di ricchezza, valorizzazione e accoglienza”. Quindi ha parlato, approfondendo il loro valore simbolico, di due suoi libri: “Il viaggio di un violoncello”, che narra la storia di un giovane musicista (la sua) costretto a fuggire dal suo paese in cerca di libertà e di “Chiudi gli occhi” che parla dell’amicizia di due culture quella araba e quella italiana. Dopo la presentazione delle sue opere, Aziz ha fatto vedere praticamente ai ragazzi come nasce un’opera. Insegnanti e ragazzi, abilmente guidati, si sono messi all’opera e con colla, forbici, cartoncino colorato e pennarelli hanno creato in meno di un’ora un libro illustrato sul testo di una poesia curda dal titolo “Il pianoforte”. Alla fine dell’evento gli alunni hanno donato ad Aziz, che si è complimentato con loro e i docenti per come è stato preparato l’evento e per l’interesse dimostrato, un cartellone con l’illustrazione di alcune sue fiabe.

Pietro Lisacchi

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martedì 12 aprile 2011

Il papà di Ruby: "Mi vergogno di lei: non risponde al telefono e non ci manda soldi


«Tanta vergogna» per la figlia che ormai non risponde neppure più al telefono appena sente «parlare arabo»: a raccontarlo, su Vanity Fair nel numero in edicola da domani, è il padre di Ruby - Karima, Mohammed, intervistato a Letojanni, il paese in provincia di Messina dove vive la famiglia. «Karima non ci ha mai dato soldi e si è dimenticata di noi». Appena scoppiò il caso Ruby, Zahara detta Naima, la madre, è sparita dal paese con i tre figli più piccoli, una femmina di sei, e due maschi di cinque e tre anni. Da poche settimane, si legge in una anticipazione diffusa da Vanity Fair, è tornata, ma non l'ha vista quasi nessuno. A prendere i bambini a scuola ci va sempre e solo il padre il quale non nasconde un senso di profonda vergogna parlando della figlia: «Sua madre l'ha chiamata due giorni fa e anche oggi. Ma appena sente arabo attacca il telefono». Come sta? «Fatico a lavorare. E poi vergogna, vergogna». Naima come sta? «Vergogna anche lei. Non vuole uscire di casa. Non vuole vedere nessuno». Al lavoro come va? «Male. Tutti mi guardano e dicono: «Vedi, è lui, è quello il padre» e io sento tanta vergogna. E poi tanti problemi». Quali? «Mancano soldi». Karima non ve ne manda? «No. Mai dato soldi a noi. Karima si è dimenticata di noi. Tornare in Marocco non si può perché non c'è lavoro. E poi servirebbero cinquantamila euro per fare viaggio, comprare un camion per lavorare là. Però resta tanta vergogna». Nel paese di Letojanni, poco distante da Taormina, dove Ruby - Karima ha vissuto appena arrivata in Italia, Vanity Fair riceve anche la testimonianza forte di un vigile: «Ruby ha fatto bene a scappare. Con il carattere ribelle che aveva, fosse rimasta qui avrebbe fatto la fine di quella pakistana ammazzata dal padre. Lo sappiamo bene noi che, dopo la segnalazione di alcune maestre, per un periodo la abbiamo accompagnata da casa a scuola per essere sicuri che seguisse le lezioni. Voleva farla sposare a un uomo di trent'anni più grande in Marocco, a dodici anni. Ha fatto bene a scappare».

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Con il latte della mamma bambini più forti


“Dovrei riprendere il lavoro. La bambina adesso ha sei mesi. Cosa dice, la svezzo del tutto o tengo ancora uno-due pasti al giorno?”. La domanda è frequente, perché la maggioranza delle giovani donne che seguo in gravidanza ha un lavoro. Non ho dubbi: se il seno è ancora attivo, è saggio continuare ad allattare, tenendo il pasto serale, prima dell’addormentamento, e, se possibile, quello mattutino, anche fino all’anno e oltre. “Il latte della mamma è la miglior medicina” diceva una bravissima ostetrica. Quell’affermazione mi aveva colpita molto, quand’ero giovane specializzanda in ostetricia e ginecologia. E resta vera dal punto di vista medico e psicologico, anche sul fronte della prevenzione. Innanzitutto, il latte materno è in assoluto il più biocompatibile per il piccolo. Contiene tutti i nutrienti necessari alla crescita del bambino, con la massima digeribilità. E’ fondamentale dal punto di vista immunitario: per il contenuto in immunoglobuline del colostro (il primo secreto dal seno) subito dopo il parto; e per il positivo stimolo neuroimmunoendocrino, perché un bambino allattato al seno è mediamente più sereno. Questo modula favorevolmente anche la capacità immunitaria di difendersi da virus e batteri, specie respiratori e intestinali. Non solo: i bambini allattati al seno hanno meno allergie e meno atopie (disturbi infiammatori/immunitari a manifestazione prevalentemente dermatologica), perché meno esposti a sostanze potenzialmente allergiche, ingerite con il latte artificiale e lo svezzamento precoce. Dal punto di vista psicoemotivo, inoltre, i vantaggi sono straordinari: l’allattamento dà al bambino una pienezza di sensazioni di piacere difficilmente eguagliabile. C’è la soddisfazione di appagare il senso di fame con un alimento di gusto perfetto (se la mamma ha l’accortezza di evitare alcuni cibi fastidiosi per il piccolo); c’è il piacere sensoriale di succhiare, molto più gradevole al capezzolo che non con una tettarella di plastica. C’è l’odore della pelle della mamma (che c’è anche con la nutrizione con il biberon, se si ha accortezza di tenere il piccolo a contatto di pelle): quell’odore che il bambino impara prestissimo a riconoscere tra mille (il riconoscimento olfattivo è il primo e il più precoce, ben prima di quello visivo o uditivo). Sentire quell’odore, sentirsi abbracciato e avvolto da quel tepore soddisfa il più potente bisogno psicoemotivo di ogni piccolo: quello di attaccamento affettivo. In più l’allattamento al seno dà al bambino quella certezza di essere amato che lo fa crescere più sicuro di sé, con più fiducia e più autostima. Qui sta il punto dolente: oggi molte donne riprendono il lavoro precocemente (a volte già dal terzo mese, moltissime dal sesto dopo il parto) e questo espone il bambino a una separazione prolungata dalla mamma per troppe ore al giorno. Anche se il piccolo è ben seguito dal punto di vista fisico, quella separazione può farlo sentire abbandonato e può diventare uno stress biologico con somatizzazioni molteplici. Tenere l’allattamento al seno ha un potentissimo effetto calmante, rassicurante, ansiolitico; la sera, facilita l’entrata nel sonno, ansiogena per molti piccoli: “La mamma è tornata, è qui con me”. Il rapporto madre-piccolo diventa fortissimo: ho più volte osservato la qualità dell’affetto verso la madre, anche anziana, dei figli allattati fino ai due anni, come si faceva una volta in molte famiglie. Al mattino, l’allattamento prima di uscire al lavoro dà al bambino un buongiorno speciale e lo tranquillizza ulteriormente. Questo momento di pausa, di tempo reciprocamente dedicato, è essenziale anche per la mamma: tempo di qualità, scelto, morbido, di felicità silenziosa e quieta, pur in giornate crescentemente concitate. Il dato italiano è rassicurante: il tempo medio di allattamento delle donne italiane, secondo l’Istat, si sta allungando: dai 6 ai 7 mesi attuali. E dunque difendiamo e proteggiamo questo tempo, anche dopo la ripresa del lavoro. L’intuizione del cuore, che l’allattamento al seno rende più felici e più sani, non può essere abdicata in nome di efficientismi o presunte modernità. I fondamentali psichici e biologici della vita emotiva restano immutati indipendentemente dall’evolversi della cultura.

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Perde il lavoro, ingegnere si lancia dal terzo piano


VENEZIA - Un peso eccessivo, opprimente, annientante. Che non ha voluto condividere con nessuno, scegliendo una via di fuga senza appello. La prospettiva di perdere il lavoro perché l’azienda ha annunciato lo stato di crisi lo ha travolto e annichilito. Sembra questa la ragione che ha spinto un ingegnere di 43 anni a togliersi la vita.

Ieri mattina. Alle sette. Nel bagno del suo appartamento in un condominio di Mestre. Un gesto disperato, un grido di aiuto muto. Prima la lama che incide i polsi, poi la decisione di salire sul davanzale della finestra elasciarsi cadere nel vuoto dal terzo piano. Un tonfo sordo nel cortile interno: il sangue, il corpo immobile, accanto il coltello. A dare l’allarme la convivente. Ma la telefonata al 118 purtroppo si è rivelata inutile: quando i medici del Suem sono arrivati non c’era più nulla da fare se non avvertire la polizia e il magistrato di turno e stendere un telo sopra la vittima di un gesto tanto estremo.

Una scena che ha cancellato tragicamente presente e futuro di una persona che mai aveva dato segnali di disagio o di malessere esistenziale, se non la comprensibile apprensione nel rimanere senza un impiego, con il mutuo della casa da pagare e una famiglia cui pensare.

«Appena la settimana scorsa la famiglia, che conosco da anni, mi aveva chiesto di interessarmi per cercare di trovare un’altra sistemazione per il figlio perché la società dove lavorava da anni aveva comunicato la messa in mobilità dei quaranta dipendenti. Sì certo c’era un po’ di preoccupazione ma da qui a immaginare quello che è successo... Davvero sono costernato. Penso al dolore dei genitori, del fratello, della compagna cui esprimo vicinanza e solidarietà».

Ha la voce rotta Renato Boraso, consigliere comunale. «Non si può morire così, per il lavoro. È un momento durissimo e la crisi economica si fa sempre più sentire. Non c’è una famiglia in città, purtroppo, in cui non ci sia un disoccupato o un cassaintegrato. Ma occorre tenere i nervi saldi, non perdere la testa. Il modo per superare le difficoltà si trova sempre» conclude ancora sotto choc dalla notizia.

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Enna- Accademia Nazionale della Politica su“riforme competitive e i diritti civili ed economici. Giustizia e fisco telematici, imprese e commercio ele


Colma di presenza partecipativa, come sempre, Sala Cerere di Palazzo Chiaramonte e le voci del Prof. Aristotele Malatino (Docente di Informatica Giuridica presso l’Università di Messina) e del Dott. Vincenzo Ingrassia (Consigliere Nazionale Giunta Esecutiva ANUTEL) che scandiscono per più di due ore i pensieri e le riflessioni su: “Riforme competitive e i diritti civili ed economici. Giustizia e fisco telematici, imprese e commercio elettronico”, il tema della VIII lezione del III Corso di Studi Politici organizzato dall’Accademia Nazionale della Politica Sede di Enna, diretta da Riccardo Fiscella. L’evidenza dei fatti solleva quesiti sulla natura del nostro sistema finanziario: banche, borsa, società ed è così che entra nel vivo anche nell’Istituzione Accademica ennese proprio per andare al cuore dei problemi e rilanciare proposte. Gli illustri docenti universitari hanno offerto una serie di profili su cui spesso si misurano le differenze tra le varie proposte che, con diversi gradi di approfondimento e di formalizzazione, hanno animato, Venerdì 8 u.s., il confronto recente su giustizia, fisco telematico e commercio elettronico. Punti critici fondamentali del dibattito sulla genesi del nostro sistema finanziario. Per aiutare a comprendere i termini della questione, vale allora la pena sintetizzare i punti critici fondamentali del dibattito. Si tratta di una serie di profili su cui spesso si misurano le differenze tra le varie proposte che, con diversi gradi di approfondimento e di formalizzazione, hanno animato il confronto recente. Una lettura su sfide, criticità ed opportunità per il nostro mezzogiorno. Quali riflessioni sollecita la situazione di oggi. L’esperienza che si è venuta configurando per la finanza e le maggiori imprese non ha le caratteristiche di economia dipendente dal mercato; ha perduto i caratteri di economia mista diretta dallo Stato; sebbene a questo modello si assimili. Peraltro il riferimento dell’indirizzo dell’economia anziché nello Stato, si è andato confusamente a collocare in combinazioni informali di decisioni in grado di influenzare l’allocazione delle risorse in contrasto con la fisiologia del mercato concorrenziale. Gli illustri docenti echeggiano che la questione centrale di un simile dibattito è il problema della diffusione del sapere e delle difficoltà che essa incontra al giorno d’oggi.

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Enna -Inaugurato dormitorio comunale



L’11 aprile un nuovo successo e un nuovo traguardo. Una data che rappresenta tanto per la solidarietà della città di Enna. L’amministrazione comunale, con la cerimonia di inaugurazione, ha ufficialmente consegnato all’Associazione di volontariato “Stella Amica”, che lo gestirà, un dormitorio intitolato a San Francesco: il povero tra i poveri. A benedire la struttura di via Sant’Onofrio, la prima in provincia di Enna rivolta alle persone in difficoltà, è stato il diacono don Pietro Valenti, mentre a tagliare il nastro sono stati l’assessore comunale alla solidarietà, Salvo Notararrigo, e il presidente dell’associazione, Gaetano Lo Giudice. Per l’occasione erano presenti l’assessore Gigi Savarino, l’ex assessore alla solidarietà, nonchè ideatore del progetto, Giuseppe La Porta, il dirigente dell’Ufficio dei servizi sociali, Sigfrido Fadda, il consigliere provinciale Paolo Buscemi e i consiglieri comunali Paolo Gargaglione e Luigi Dello Spedale. “E’ un centro di accoglienza per dare dignità all’uomo –ha detto l’assessore Notararrigo-, per dare dignità ad una collettività che si trova sempre più in difficoltà. Purtroppo le nuove povertà aumentano con una velocità impressionante e contestualmente il sistema del walfare in questo Paese è sempre più contratto. Ragione per cui, come amministrazione, in particolare come assessorato alle politiche sociali, stiamo tentando di dare un segnale, un sostegno concreto per gli ultimi. Coloro che nella nostra città vengono a trovarsi in difficoltà –ha aggiunto Notararrigo-devono sapere che c'è un posto dove ripararsi, dove trovare una mano amica. Siamo consapevoli che si tratta solo di un piccolo aiuto, ma sicuramente rappresenta un passo avanti in quel progetto sociale di alto respiro, che vede Enna città solidale”.“L’idea del dormitario è stata dell’ex assessore La Porta –ha spiegato il presidente Lo Giudice- il quale ci ha coinvolto come associazione in questo progetto consegnandoci dei locali in comodato d’uso che erano in pessime condizioni. All’inizio eravamo scoraggiati, però ci siamo rimboccati le maniche e dopo quasi dieci mesi siamo riusciti a concretizzare questo bel progetto. La struttura è attrezzata per sei posti letto, ma in caso di necessità possiamo arrivare anche a dieci”. L’ex assessore La Porta ha commentato: “Purtroppo è il massimo che siamo riusciti a fare per i senza tetto quando ero amministratore; però ritengo che il dormitorio, così come è fatto, è quanto basta statisticamente per la città di Enna. Sono stati tanti i progetti ideati e che oggi, portati avanti dalla nuova amministrazione, fortunatamente stanno venendo alla luce. Sono orgoglioso di questa struttura, così come quella inaugurata il mese scorso del Centro tutela minori intitolata a Peppino Impastato”.

Pietro Lisacchi

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