mercoledì 5 dicembre 2012


IL NUOVO PRESIDENTE DELL'ARS ARDIZZONE

"L'Ars sarà un palazzo di vetro 
Al lavoro pure il 24 dicembre"

Mercoledì 05 Dicembre 2012 - 

Ecco le prime parole del nuovo presidente dell'Assemblea: "I costi della politica? Recepiremo il decreto Monti. Qui si entra solo in giacca e cravatta, e la regola vale anche per l'assessore Battiato. Dobbiamo lavorare a leggi 'a prova di Commissario'.

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Il presidente Ardizzone
PALERMO - “Questo diventerà un palazzo di vetro”. Giovanni Ardizzone si presenta con queste parole ai cronisti, nella nuova veste di presidente dell’Ars. Un’elezione sofferta, conquistata all’ultimo voto, a conferma di alcuni malumori nella maggioranza. Un clima che Ardizzone smorza con una battuta secca: “Partivamo da 41, e siamo arrivati a 46. Ringrazio i colleghi, ora sarò il presidente di tutti. Il portavoce dei novanta”.

Pacato, ma con le idee chiare, Ardizzone annuncia una “stretta” alle regole dell’Aula. Richiama la necessità di regole chiare: “Le sedute inizieranno a un orario preciso e termineranno a un orario preciso. Chi arriverà in ritardo, sarà punito”. Ed è questo il momento del suo discorso nel quale Ardizzone accenna a un sorriso. Per il resto, il successore di Francesco Cascio ha spiegato che una delle esigenze maggiormente avvertite dall’opinione pubblica, è quella della trasparenza. E da qui, il richiamo al “palazzo di vetro”, ma anche l’annuncio di alcuni interventi, come "la pubblicazione di tutti gli atti e i provvedimenti parlamentari”.

E ancora, qualcosa potrebbe cambiare anche nella busta paga dei deputati: “Mi atterrò al decreto Monti, senza discostarmi di un euro. Guadagneremo molto di meno? Non mi interessa. L’autonomia garantita dallo Statuto va richiamata per cose più serie, rispetto allo stipendio”. E a proposito di autonomia, ecco una battuta sul potere concesso al Commissario dello Stato di impugnare preventivamente le leggi dell’Ars: “Noi dobbiamo solo pensare – ha detto Ardizzone – a fare leggi ‘a prova di Commissario. Le impugnative rappresentano delle sconfitte per la politica’. E uno degli strumenti sarà quello di far lavorare tutte le commissioni, a differenza di quanto accadeva in passato, quando a lavorare era solo la Commissione bilancio, magari esitando leggi di spesa nottetempo. Questa prassi deve essere eliminata”.

Insomma: regole, regole, regole. Anche nella forma. Per questo, Ardizzone già in Aula aveva fatto riferimento alla necessità di indossare un abbigliamento consono: giacca e cravatta per tutti, insomma. Una “frecciatina” lanciata all’assessore Franco Battiato, giunto a Sala d’Ercole in tenuta un po’ più casual: “Certo – ha confermato Ardizzone – le regole valgono anche per lui. Ma oggi era la prima seduta, lo perdoniamo”. E a proposito degli esponenti del governo, Ardizzone ha aggiunto: “Dovranno essere presenti in Aula, a rispondere alle interrogazioni. Certo, in orari che verranno concertati. Così come saranno decisi e rispettati gli orari di inizio e chiusura della seduta”.

A proposito dei “mal di pancia” all’interno della maggioranza che avrebber acompagnato la sua elezione sul filo di lana, Ardizzone non ha fatto una piega: “Sono un avvocato, non un medico, ma so anche io che i mal di pancia possono essere curati. E sarà così. Intanto, sono felice di aver ricevuto il sostegno anche di amici deputati appartenenti ad altre forze politiche”.

Adesso, si inizia a lavorare sul serio: “Non dobbiamo dimenticarci – ha detto Ardizzone – che il nostro compito è quello di legiferare. Non possiamo più pensare di accettare acriticamente le direttive assessoriali. E le emergenze, oggi, son tante. Per questo, mi sono già detto disponibile a lavorare anche il 24 e il 31 dicembre”. Una frase che non sembra esattamente un antidoto per i… mal di pancia.

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Villapriolo. No alla chiusura dell'ufficio postale


Villarosa. Centinaia di persone arrabbiate, momenti di tensione, sindaco, consiglieri comunali e di circoscrizione in prima linea a prendere le difese del “debole” di turno, anziani che minacciano lo sciopero della fame, piani e rischi per l’ordine pubblico. Tutto per chiedere che l’ufficio postale della frazione di Villapriolo non chiuda e rimanga davvero un presidio sociale.  Chi ha assistito all’affollato Consiglio comunale di lunedì, con tanto di occupazione simbolica della sala consiliare prima che iniziasse l’assise, ha avuto una senzazione di vera e propria rivolta popolare. E se così è, se un’intera comunità pacifica, laboriosa e soprattutto onesta si ribella, significa che qualcosa, in questo Paese non funziona a dovere. E’ quello che hanno lamentato nel corso del dibattito il sindaco Franco Costanza, i consiglieri comunali e di circoscrizione e con essi il segretario generale provinciale della Cisl, Tommaso Guarino, e il consigliere provinciale Giuseppe Regalbuto che non hanno voluto mancare all’appuntamento pronti a sostenere la battaglia difficile, ma non impossibile, della popolazione di Villapriolo. “In questo territorio –ha detto il segretario Guarino- vogliono togliere tutto, chiudere, desertificare, eliminare le speranze di vita a tanti giovani”. “Domani mattina –ha promesso il consigliere Regalbuto- chiederò al presidente Greco di convocare un Consiglio provinciale urgente”. Nel corso dei lavori assembleari è arrivata anche la solidarietà del vescovo Pennisi. “Il nostro paese –hanno sostenuto i consiglieri di circoscrizione- è abitato per la maggior parte da persone anziane e non è ben servito da servizi di linea, è sprovvisto di uno sportello bancario. Vista la situazione di enorme disagio in cui versa il popolo di Villapriolo, se anche il sito postale dovesse mancare, gli abitanti saranno costretti a fare i conti con una sempre più imperante e progredente bassa qualità della vita”. Alla fine il Consiglio comunale ha votato unanime la proposta di delibera che si esprimeva così: “Vibrata protesta nei confronti di Poste Italiane per la pavimentata chiusura dell’ufficio postale della frazione di Villapriolo; di costituire un comitato permanente di vigilanza; di trasmette copia di delibera a tutte le istituzioni nazionali, regionali e provinciali del territorio e al prefetto”. Nel documento si evidenzia che l’eventuale chiusura penalizzerebbe una località dove il comune ha individuato la sua area per l’insediamento artigianale; che il comune è disposto a mettere a disposizione di Poste Italiane locali propri o, in alternativa, pagare l’affitto. Quindi, di chiedere al prefetto di promuovere un incontro urgente sul tema con i vertici centrali di Poste italiane. Intanto, a Villapriolo in massa hanno occupato il Palazzo della circoscrizione. “Non intendiamo fare guerre a nessuno –sottolineano gli anziani villapriolesi- ma non siamo disponibili ad assistere passivamente al continuo depauperamento dei servizi della nostra comunità”.

Giacomo Lisacchi

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Enna. Dodici anni di sofferenza, assolti Franco Gulino e Maurizio Selvaggio

Dopo dodici anni di attesa, la seconda Sezione Penale del Tribunale di Messina, presieduta dal giudice Dott. Mario Samperi, ha pronunciato la sentenza di assoluzione per ex amministratori e dirigenti della Società l’Altecoen e Messinambiente dalla grave accusa di concorso esterno in associazione mafiosa “per non aver commesso il fatto”. Il dispositivo della sentenza di piena assoluzione è stata emessa nei confronti di Francesco Gulino (nella foto) di Enna, ex presidente di Confindustria e fondatore e presidente di Altecoen, Antonio Conti, Maurizio Selvaggio, Sergio La Cava, Tommaso Palmeri e Gaetano Munnia tutti imprenditori e dirigenti a Messina delle Società l’Altecoen e Messinambiente.
La medesima sentenza, ha anche definito per sopravvenuta prescrizione, per questi dirigenti e per altri delle due società tra cui anche gli ennesi Giovanni e Gaetano Fornaia la residuale contestazione del reato ambientale relativo allo stoccaggio provvisorio di frigoriferi ed elettrodomestici dismessi. La sentenza di fatto ha confermato pienamente, a distanza di circa dodici lunghi ed estenuanti anni di processo, la precedente decisione del GIP di Messina Dott. Alfredo Sicuro del 2004, che aveva integralmente rigettato le richieste di misure cautelari nei confronti di questi dirigenti motivandole con la completa insussistenza delle accuse contenute nelle richieste della Procura. Franco Gulino ha tirato un sospiro di sollievo visto che è finita una brutta storia lunga ed estenuante che lo ha visto protagonista. “Una sentenza che arriva in notevole ritardo – ha dichiarato Franco Gulino – una vicenda che è iniziata nel 2000, che ha visto il processo iniziare nel 2007 e quindi per cinque anni si è assistito alle dichiarazione di pentiti e contropentiti”. Ovviamente L’Altecoen, Gulino Group, Franco Gulino, finalmente escono da un incubo che è durato per tantissimi anni, mortificando imprenditori ennesi che avevano intrapreso attività nel campo ambientale. La sentenza ha dimostrato l’assoluta estraneità delle imprese e dei propri imprenditori e dirigenti dalle ipotizzate infiltrazioni mafiose oggetto della grave vicenda giudiziaria.


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martedì 4 dicembre 2012

Villarosa. Rivalorizzare le vecchie miniere di zolfo


Il progetto "Euromine: European Meaning Network” ha visto impegnato il comune di Villarosa nell’ambizioso programma di valorizzazione delle vecchie miniere come risorsa e sviluppo economico locale, al fianco di Morlanwelz (Belgio), Almaden (Spagna), Idrija (Slovenia), Abbadia San Salvatore (Toscana), Silius e Gonnosfanadiga (Sardegna). Il seminario europeo, dopo quello di Cagliari, è andato in scena a Morlanwelz per continuare il percorso incentrato sullo sviluppo di un progetto nato per mettere in rete i distretti minerari più rilevanti d’europa e incoraggiare la cooperazione tra paesi europei accomunati dalla storia comune delle miniere. All’evento hanno partecipato il vice sindaco Katia Rapè, il direttore del Distretto minerario di Caltanissetta, Michele Brescia, la presidente della Proloco Valentina Strazzante e il presidente del “Treno museo” Primo David, i quali hanno potuto stringere relazioni con le altre municipalità minerarie europee. “Abbiamo in comune –ha spiegato il vice sindaco Rapè- una storia come quelle delle miniere dove anche se si estraevano minerali diversi la vita del minatore era la stessa. Quindi uguali sofferenze, uguali condizioni di lavoro, identica trasformazione antropologica e dei luoghi”. “E’ un progetto ambizioso –ha sottolineato Rapè- e l’obiettivo è quello di rivalutare, attraverso la condivisione di esperienze e buone pratiche, questo importante patrimonio storico, culturale e ambientale sfruttando i vantaggi di una rete transeuropea. Questi due primi incontri sono serviti per conoscerci e scambiarici esperienze, ma gli altri due, che si terranno in Spagna e in Toscana, serviranno per dare vita ad una piattaforma on line in cui ogni paese sarà presente con la loro storia mineraria, la cultura, con i siti da visitare. In sostanza, il potenziale turista europeo che si collegherà a questo sito, che avrà un nome e un logo comune, avrà una visione di quello che c’è nei paesi aderenti al progetto e quindi potrà scegliere dove andare. A dire il vero –aggiunge Rapè- noi partiamo in ritardo rispetto agli altri partiner; molti hanno delle miniere in disuso già ristrutturate e quindi si stanno occupando solo dall’aspetto marketing. Per cui, a partire da oggi ci occuperemo delle miniere del nostro circondario e delle loro condizioni. Ci collaborerà l’ing. Brescia per preparare dei progetti di recupero di queste miniere e quindi partecipare ai prossimi bandi europei. Nello stesso tempo lavoreremo su altri aspetti, come la recettività; quelli culturali, la memoria delle miniere e non solo fortunatamente sono conservati nel “Treno museo”, nel “Paese museo” di Villapriolo, a villa “Lucrezia” e nella bibblioteca comunale. Inizieremo da subito un censimento delle case disabitate e cercheremo di convincere i proprietari di metterle a disposizione. Coinvolgeremo anche i ristoratori affinchè recuperino le ricette antiche”.

Pietro Lisacchi



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domenica 2 dicembre 2012

Villarosa. Ribalda nazionale per le scoperte a Monte Giulfo


Villarosa. Finalmente il sito archeologico di “Monte Giulfo” perde i contorni dell’utopia grazie alla redazione di un primo progetto organico che è stato presentato nel 2007 al quale “vi hanno partecipato tante persone – ha ricordato l’archeologo Sandro Amata- che hanno portato la loro esperienza, messa a disposizione di tutti, per cui è ricca di fatti umani oltre che di fatti scientifici”. Ieri in un affollata biblioteca comunale si è dato vita ad un interessante appuntamento culturale: un convegno dal tema “Monte Giulfo 2007/2012 - Considerazioni su cinque anni di indagini archeologiche nella montagna di Villarosa”. Alla manifestazione, organizzata dalla sede provinciale di SiciliAntica, presieduta da Gaetano Marchiafava, sono intervenuti il sindaco Franco Costanza, l’assessore alla cultura Katia Rapè, il direttore del parco archeologico di Sabucina e Capodarso Carmela Bonanno, il responsabile del circuito museale dalla soprintendenza BB.CC. Francesco Santalucia, il presidente regionale di SiciliAntica Simona Modeo, il comandante provinciale della Guardia di Finanza col. Giovanni Carlo Liistro, oltre che archeologi, studiosi e studenti della Kore e delle varie università italiane, come quelle di Bologna, Ravenna, Genova, Pavia, Roma, che da volontari e gratuitamente hanno partecipato alla campagna di scavi. Interessanti relazioni sono state tenute dalla dott. Bonanno e dagli archeologici Amata e Anna Barberi che hanno ripercorso i sei anni di lavoro complessivi che si sono svolti intorno al sito archeologico. Quindi tutte le scoperte e l’attività di ricerca e documentazione scientifica portata avanti anche in mancanza di finanziamenti pubblici. Il comune di Villarosa si è fatto carico per le centinaia di studenti delle spese di pernottamente e vitto. “Monte Giulfo è uscito fuori dalla dimensione comunale e provinciale ed è conosciuto a livello nazionale –ha detto Amata-. “E’ un sito dell’età arcaica di epoca greca della metà del VI a.C. che è rimasto in vita nel pianoro in alto del monte per più di un secolo per poi scendere nell’epoca successiva più in basso. Un sito dove nonostante i lavori agricoli che hanno manomesso le strutture si sono rinvenute abbastanza tracce per ricostruire la vita antica che vi si svolgeva. E’ un sito che aveva un ruolo importante per la sua disposizione geografica e per i flussi commerciali perchè intercettava sia quelli della Sicilia meridionale che orientale. Si suppone che da qui passasse il vecchio itinerarium Antonini, una efficiente rete viaria che ricopriva l’intera superficie dell’Isola che agevolava sia i commerci che gli spostamenti degli eserciti. Monte Giulfo continua ad esistere in epoca Romana e ciò significa che aveva un ruolo strategico in questo scacchiere politico ed economico della Sicilia antica”. Quale prospettive può avere monte Giulfo? “E’ un sito che può avere prospettive soprattutto didattiche, nel senso che si può costruire con la scoperta degli edifici un percorso di conoscenza di questo periodo antichissimo e da un punto di vista turistico può rientrare nel percorso ambientale e dei siti della valle del Morello connettendolo con il sito rupestro Canalotto, la necropoli di Realmese di Calascibetta e case Bastione. Intanto, con la scadenza della convenzione con SiciliAntica, ora si tratta di trovare ulteriori finanziamenti per ampliare gli scavi. In prospettiva abbiamo anche l’apertura dell’antiquarium con l’esposizione dei reperti provenienti dallo scavo e dei progetti che riguardano il restauro e la fruibilità delle strutture che sono venute alla luce”.

Pietro Lisacchi

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LA NEO ASSESSORE ALL'ISTRUZIONE

Scilabra, il merito e la fuga dei cervelli

Domenica 02 Dicembre 2012 - 07:00 

Noi ci auguriamo che l'assessore Scilabra sappia smentire i suoi critici e i suoi detrattori. E che riesca a fare bene in contesto spinoso. Ma il commento di un nostro lettore emigrato all'estero spiega meglio di altri perché quella nomina non è stata un bel segnale.

assessore, Nelli Scilabra, sicilia
PALERMO- Per ragionare sensatamente sulla nomina dell'assessore Nelli Scilabra, che tante polemiche ha sollevato per la mancanza di titolo universitario o di una media almeno alta nel suo curriculum di neo-responsabile di Formazione e Istruzione, è necessario uscire dalla tagliola di una trappola retorica. C'è chi afferma, fingendo la domanda: una giovane donna ancorché non laureata non sarà sempre meglio di un politico mafioso, di un raccomandato, di un rappresentante delle istituzioni marcio fino al midollo? Osservazione ipnotica che attrae il consenso qualunquista e ti convoglia verso il suo grossolano epicentro senza che tu sappia bene perché. Se sei appena lucido, una successiva domanda ti soccorre: ma è mai possibile che le nostre scelte debbano essere tutte commisurate sull'eterna lotta simbolica tra corruzione sperimentata e onestà incompetente?

Non c'è altro. Non si considera nulla di più. Il dilemma si pone tra l'immagine di un radicato malgoverno che tutto avviluppa e l'antimafia senza grammatica. Nel duello apocalittico si combattono due contrapposti pessimismi: la vecchiaia, raccontata come dissoluzione mestierante e la giovinezza, spiegata come freschezza, purtroppo, inconsapevole. In mezzo ci sono pur sempre i siciliani, presi nella tenaglia di una narrazione che li lascerà invariabilmente a bocca asciutta. Invece – e il groviglio non va rivolto contro il neo assessore, piuttosto verso certi suoi difensori – in una terra normodotata, la questione andrebbe diversamente intesa. In un ruolo delicatissimo, in uno dei gangli più sensibili dell'amministrazione, vorremmo una persona titolata, competente, onesta e giovane. Tutto insieme, senza mutilazioni, né rinunce. Non ci pare che sia chiedere troppo a noi stessi e alla rivoluzione proclamata da Rosario Crocetta. Conosciamo l'obiezione del cinismo: non esistono personaggi dotati di tale ricchezza nell'isola alla deriva. E dunque si torna alla ruota dei pessimismi: l'anzianità che manca di ideale contro la gioventù che difetta di conoscenza. Davvero?

Scrive “Cervello in fuga” a commento della querelle su Livesicilia: “Vivo a Londra ormai da anni, mi occupo di economia gestionale. Sono caposettore in una multinazionale nel campo della green economy. E prima ho vissuto e lavorato a Madrid e a Shangai. Ci sono stato per effetto dei miei studi. Che altrove valgono eccome e nessun deficiente si azzarda a dire “ah ma non serve mica”, nella poltica come ovunque. Laureato col massimo dei voti in regola non per pura formalità ma per far fruttare al meglio col mio impegno e il sacrificio dei miei genitori. Sono partito subito. Non volevo avere niente a che fare con questo stato di cose che vi affossa, vi offende e vi fa rimanere nel fango in cui è l’isola. Le competenze, gli studi, l’impegno di approfondimento nel settore che si è scelto non sono solo pure astrazioni, sono conoscenze che provocano e determinano la qualità delle azioni e dei provvedimenti e ne beneficiano i territori in cui si agisce, non solo la persona in sé. La mancanza di riconoscimento e di accreditamento in Sicilia di una nuova classe dirigente vera, competente nei vari ambiti e settori è uno dei motivi per il degrado dell’isola”. E' un corollario perfetto.

Ora, noi ci auguriamo che l'assessore Scilabra sappia smentire i suoi critici e i suoi detrattori. Che riesca a fare bene in un contesto spinoso che ha visto fallire campioni della partitocrazia e intellettuali, incapaci di misurare le loro teorie con la complessità delle cose concrete. E ci auguriamo che la giunta Crocetta, nonostante un esordio folcloristico, metta la Sicilia sulla giusta rotta in un'era di crisi.

Tuttavia, dobbiamo convenirne con “Cervello in fuga”, senza malanimo proconcetto: la nomina dell'assessore Scilabra non è affatto un bel segnale per i giovani che praticano la virtù del merito, per coloro che si ostinano a credere nella perseveranza e nella tenacia della fatica. L'assessore alla Formazione e all'Istruzione non ha un brillante cursus honorum di studi, né si è resa celebre per altre imprese che surrogassero la latitanza di titoli. Non ha amministrato. Non ha scritto un saggio geniale sulla condizione giovanile. Non è l'autrice di una riflessione originale sui problemi della modernità. E' una ragazza, sicuramente pulita, che fa politica come tanti altri suoi coetanei.

Eppure è stata cooptata e messa al timone di uno dei settori più caldi del bollente dramma siciliano. Non ci pare che da questa favola si possa estrarre una morale confortante per i ragazzi che vanno avanti con sudore, per i genitori che li sostengono con autentiche privazioni. Per tutti noi, ancora una volta prigionieri della solita storia. Per i cervelli che fuggono e non ritornano indietro, traditi da una patria che non sa premiare i migliori.

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sabato 1 dicembre 2012

Villapriolo, chiude l'ufficio postale


Villapriolo. Chiudere e distruggere quel po’ di buono che è rimasto nel tessuto sociale è facile. C’è una recessione di democrazia e di solidarietà proprio nel momento più difficile della crisi economica che penalizza maggiormente le piccole comunità. Chiudere la scuola o l’ufficio postale significa condannare a morte un paese ed è quello che Poste italiane vuol fare con Villapriolo. E’ questo, in sintesi, il pensiero di tutti i cittadini della frazione, dopo la decisione di Poste Italiane di sopprimere il quasi secolare sportello cittadino. L’angoscia della gente, in un luogo dove già i disagi sono numerosi e dove la popolazione è costituita essenzialmente da anziani, si tocca con mano. Immediata la reazione dell’amministrazione comunale che per lunedì 3 dicembre ha convocato in seduta urgente il consiglio comunale per trattare la paventata chiusura dell’ufficio postale. Quanto si teme ha fatto scalpore ed ha provocato tanta amarezza ed indignazione negli amministratori villapriolesi, in particolare dell’assessore Franco Crupi, dei consiglieri di circoscrizione, del consigliere comunale Lorenzo Meli che, dicono, “non sono disponibili ad assistere inerti al venir meno di un servizio di forte rilevanza sociale”. “Non si può ammainare una bandiera, cancellare un frammento di storia –affermano-, rimuovere dalla memoria collettiva di un paese che perde pezzi, giorno dopo giorno, di un capitolo di vita vissuta. La porta dell’ufficio postale, dopo quella della chiesa e della scuola, è la più importante per la nostra comunità; se si chiude, si apre una grave ferita nel tessuto sociale di questa gente e nella storia del paese. Una storia fatta di sacrifici, sudore e sangue, forse anche povertà ma sicuramente anche di dignità e coraggio. Noi vogliamo continuare a vivere e andare avanti nel nostro paese dignitosamente con le nostre modeste attività agricole e artigianali. Se il provvedimento che si paventa –aggiungono- dovesse andare avanti non l’ho accetteremo passivamente. Si tratterebbe di un provvedimento assunto in base a freddi calcoli aritmetici e che si inserisce nella progressiva erosione dei diritti e nello smantellamento dei già pochi servizi a danno del nostro territorio. Chiediamo a Poste Italiane un atto di ripensamento e, nel frattempo, sollecitiamo il sindaco a farsi promotore, con l’urgenza del caso, di un incontro con il prefetto, al quale consegneremo le firme dell’intera popolazione, e le deputazioni ennesi che si facciano delle interpellanze parlamentari”.

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