sabato 2 luglio 2011

Enna. Ex Lsu impegnati nella pulizia della scuola perdono parte del loro magrissimo stipendio

Con l’accordo raggiunto al Ministero del Lavoro è stato scongiurato il licenziamento di 26.000 ex Lsu impegnati nella pulizia di circa 4.000 scuole italiane. Un accordo quello tra il Miur, il Ministero del Lavoro, i sindacati e i consorzi che lascia però l’amaro in bocca ai 102 lavoratori ennesi che perdono parte del loro già magrissimo stipendio. L’accordo, secondo quanto ci riferisce Giovanna Scardilli, lavotratrice e rappresentante sindacale per la Filcams-Cgil degli ex Lsu- prevede la proroga degli appalti di pulizia e servizi ausiliari, permettendo così la continuità occupazionale e la garanzia di reddito per i prossimi 24 mesi e comunque fino alla definizione della nuova gara di appalto nazionale. “Questo accordo – sostiene la Scardilli – è stato l’epilogo di una lunga e sofferta vertenza apertasi da oltre 6 mesi che prevedeva la scadenza dei contratti di appalto al 30 giugno 2011, con il conseguente licenziamento collettivo, per effetto delle disposizioni contenute in una direttiva del ministro Gelmini che prevedeva il ricorso al cottimo fiduciario per singolo istituto scolastico. Durante tutto il periodo della vertenza – ricorda ancora la Scardilli – si sono susseguiti scioperi e manifestazioni e nel mese di maggio si è arrivati al ritiro della Direttiva, definendone una nuova contenente la proroga degli appalti in corso e l’effettuazione da parte del Miur di un’unica gara di appalto nazionale, registrando però una riduzione delle risorse disponibili. L’accordo firmato prevede: la cassa integrazione nell’anno in corso per 65 giorni a partire dall’1 luglio e fino al 3 settembre prossimo; la cassa integrazione nel 2012 per ulteriori 87 giorni; la diminuzione di 4 ore settimanali. E’ evidente –sostiene ancora la Scardilli- che molti miei colleghi potrebbero giungere alla conclusione che questo accordo è catastrofico. Ma malgrado tutto dobbiamo ritenerci fortunati poichè le organizzazioni sindacali, la Filcams-Cgil in testa, hanno lottato per una continuità lavorativa degli ex Lsu anche con pesanti compromessi che pesano sui lavoratori, anzicchè giungere ad una graduale fuoriuscita senza nessuna possibilità di reintegrazione. E’ una magra consolazione lo sò, però tiene aperto uno spiraglio, una strada che ci potrebbe condurre alla tanto sospirata stabilità”.

Giacomo Lisacchi

Enna. Il sindaco Garofalo contro l'Ato rifiuti

Quello di martedì scorso, doveva essere il consiglio comunale per l’approvazione del bilancio di previsone, invece ad occupare il centro della scena è stata la rottura del sindaco, Paolo Garofalo, con l’Ato EnnaEuno e la presa di distanza di qualche consigliere del Pd sulla gestione dell’Ato rifiuti. Il rovente intervento del sindaco Garofalo si è basato quasi esclusivamente sui rapporti con la società EnnaEuno e sul Piano economico finanziario 2011 di 4.759.683 euro, presentato dalla stessa con circa un milione in più rispetto al 2010. Un piano dove “sono stati rilevati numerosi punti oscuri nel conto economico” per il quale l’ingegnere capo non ha dato parere favorevole. Un piano economico che Garofalo ha definito senza mezzi termine “una cosa improponibile”, “una provocazione che viene fatta alla città che ha onorato i suoi impegni”, “uno sfottò”. “Noi siamo perchè questo collegio di liquidazione si dimetta immediatamente –ha tuonato Garofalo-. Il Comune di Enna, nell’ultima assemblea dei soci, è stato l’unico comune a dare la sfiducia a questo collegio, tanto che uno dei sindaci vicino al mio partito era felece perchè finalmente il sindaco di Enna era rimasto isolato. Questo ci ha dato la forza di dire “ è vero siamo soli qui dentro, ma non ci sentiamo soli in consiglio comunale e in città”. E riferendosi poi ai lavoratori dell’Ato, ha detto chiaramente: “io voglio garantire la serenità delle famiglie dei lavoratori, ma non la ricchezza”. “Io ho il dovere di difendere il comune di Enna e i suoi uffici. Il mio ragionamento è semplice da capire per chi è in buona fede, è semplice da capire per chi non percepisce il super minimo”. Garofalo è uno dei sindaci fautore per l’applicazione del contratto degli Enti locali ai dipendenti dell’Ato e di Sicilia Ambiente che potrebbe abbassare i costi del servizio, portando tra l’altro gli operatori ecologici da part time a full time, mentre ad essere penalizzati sarebbero gli impiegati e coloro che beneficiano dei cosiddetti “super minimi”. Nel corso del dibattito si è registrata una netta presa di posizione da parte dei consiglieri del Pd a favore del sindaco. “Sposo in toto l’intervento del sindaco –ha sottolineato il consigliere Angelo Salamone, vicino al sen. Crisafulli-. Ho già detto altre volte che voglio e vogliamo chiudere con un passato che non ci appartiene e, soprattutto, a me non appartiene in riferimento a tutte queste vicende dei rifiuti. Pertanto, caro sindaco, condivido con te di aprire una fase di confronto o scontro che sia con l’Ato e sappi che sarò al tuo fianco”. Un intervento quello di Salamone che per il consigliere del PdL Dario Cardaci “rappresenta un dato politico importante di assoluta novità da mettere in evidenza”. Se al collega Salamone –ha detto Cardaci- il passato non gli appartiene, ovviamente non gli appartengono nemmeno i metodi che sono stati seguiti per riempire fino a trasbordare un carrozzone inutile e dannoso come l’Ato. Allora sarà d’accordo con noi nel dire che le questioni vanno razionalizzate e ridimenzionate partendo da ciò che rappresenta l’appesantimento principe e cioè l’eccesso di personale amministrativo. Se è così ce ne compiaciamo”. Quindi Cardaci chiede se il Pd è in condizioni di fare “un’azione seria al suo interno per spezzare l’isolamento in cui sindaci di questo stesso partito hanno messo il sindaco di Enna considerato che sostiene che tutto “il problema è legato essenzialmente ad un aspetto contrattuale da ridimensionare. Perchè da un contratto di tipo A bisogna passare ad uno di tipo B e questo colpirà essenzialmente una categoria che non è quella dei lavoratori che sta per la strada, ma è l’altra. E l’altra è arrivata in quel posto come sappiamo. E se è arrivata lì, come sappiamo, sarete nelle condizioni di essere conseguenziali e arrivare fino in fondo”?

Giacomo Lisacchi

venerdì 1 luglio 2011

Enna. La "Nave d'oro" forte simbolo di fede e unità d'intenti




Anche quest’anno, ne siamo certi, il miracolo si rinnoverà. Non un miracolo nel senso comune del termine, apparizioni o simili esperienze sovrannaturali, ma qualcosa che dalle nostre parti ha, comunque, del prodigioso. Perchè è il 2 luglio che il popolo ennese, condannato dalla sorte, dalla natura o semplicemente da se stesso, quasi come in un girone infernale dantesco, a vivere macerandosi nell’indifferenza, si risveglia e ritrova l’identità e la memoria che per tutto il resto dell’anno, l’abbiamo scritto altre volte, sembrano essere smarrite. E’ il 2 luglio di ogni anno che viene fuori l’orgoglio degli ennesi come a dire: noi ci siamo ancora, forti, uniti e questa certezza ce la dà la maestosa ‘Nave d’oro” che in trionfo porta per le strade della città la “Perpetua Protettrice”. Attorno a Lei ci stringiamo, spinti dalla nostra secolare devozione alla Vergine, in un solo grido, simbolo di speranza e di preghiera: “Viva Maria della Visitazione”. Speranza e preghiera appunto, che mai come in questo momento si fanno più ardenti per la gente e il territorio, bisognosi di attenzioni e solidarietà a causa delle principali emergenze che affliggono la realtà cittadina: la mancanza, la perdita, la precarietà del lavoro. L’impossibilità per le famiglie di organizzare la propria vita e di un futuro certo per molti giovani. Tuttavia, per comprendere il significato autentico della ‘Vara’ che si rinnova da oltre sei secoli e valutare in quale misura essa è sentita profondamente dal popolo ennese, bisogna analizzare la composizione dei 124 ‘Ignudi’ (contadini) che, di padre in figlio, per intere generazioni, la portano a spalla. Questi, infatti, sono i discendenti di quei mietitori che, come narra la leggenda, riuscirono a portare al Duomo la statua della Vergine acquistata a Venezia, ferma alle falde di Enna sopra un carro trainato da due bianchi cavalli fattosi improvvisamente pesantissimo, ma che oggi appartengono a tutte le categorie sociali. Sono uomini delle più diverse professioni, tra di loro c’è il medico, l’avvocato, il docente, il commercante, l’impiegato, il contadino, l’operaio, il disoccupato che spera di trovare lavoro. Insomma, questa è la ‘Nave d’oro’: la partecipazione di un intero popolo senza distinzione di condizioni sociali e professionali. Questo generale coinvolgimento della città nei confronti della “Nave d’oro” esprime, ancora oggi, l’unità di un popolo che, nel giorno della festa solenne della Madonna, superata ogni distinzione di censo o di cultura, si ritrova unito da piazza Duomo sino a Montesalvo, dove la Vergine Maria della Visitazione nell’omonima chiesa rimane per una settimana, per prendere parte attiva alla grande processione. Col popolo, dietro la Vara gli amministratori, le autorità politiche, la cui presenza indica che l’evento festoso non è soltanto un fatto religioso, ma che nello stesso tempo, assume piena valenza civile. Quest’unità di popolo, purtroppo, non si riscontra poi nel corso dell’anno, in quanto prevalgono le contese politiche, tra gruppi sociali, tra famiglie e gruppi potentati economici con danno grave per la città, che invece avrebbe bisogno di un impegno unitario per affrontare i grandi problemi che da anni affliggono Enna. Nonostante il carattere anche civile della festa patronale della Madonna, essa rappresenta l’espressione più significativa della religiosità popolare degli ennesi, la più antica ma anche la più carica di attualità per quella che essa esprime nel presente e nella prospettiva dei tempi futuri. Infatti, la festa di Maria SS che si ripete da oltre 600 anni e come attuale e viva partecipazione di popolo, definisce l’identità della città e degli ennesi perchè in essa ognuno si riconosce. Ogni anno, la festa della Patrona è un momento da tutti atteso. L’attendono con gioia personale familiare gli ennesi che vivono nella città; l’attendono quei cittadini che per motivi di lavoro o in cerca di fortuna hanno lasciato Enna e fanno di tutto per tornare il 2 luglio per partecipare alla festa; la ricordano con rammarico gli emigrati in terre lontane che non potendo essere presenti, coltivano nell’animo il desiderio di tornare a Enna per rivivere quella manifestazione che ha segnato la loro fanciullezza e ha alimentato ed alimenta ancora l’orgoglio di essere ennesi. Intanto, purtroppo, dobbiamo constatare che attualmente, benchè la festa oggi si svolgerà regolarmente, le condizioni della città con tutti i suoi problemi, non sono normali. La città, nonostante le sue molteplici potenzialità non vive bene e soffre, ormai da anni, di un profondo disagio economico e sociale, con la punta più alta della disoccupazione, specialmente giovanile, con diffondersi di attività illegali e chiusura di attività commerciali e artigianali. Poi vi sono i cronici problemi del traffico, il degrado urbano e periferico. Per questo la città ha bisogno di riprendere quel cammino che l’ha resa grande nella storia. Anzi, ha bisogno di correre per recuperare il tempo perduto e lo può fare solo se tutte le forze politiche, sociali, culturali ed economiche, superano le sterili e dannose divisioni e ritrovino unità e coordinamento prendendo esempio dagli ‘Ignudi’ che portando la Vergine Maria della Visitazione a spalla si muovono concordamente e all’unisono.

Giacomo Lisacchi

Enna. Supplemento istruttorio processo antimafia "Green Line"

Il tribunale di Enna ha disposto un supplemento istruttorio all’ultimo stralcio del processo antimafia “Green Line”, che s’è aperto ieri nell’aula penale. Il perito Antonio Oliveri è stato incaricato di trascriverà le intercettazioni dell’accusa al processo per il furto di cavalli di contrada Galizi, territorio di Enna, avvenuto il 7 giugno 2007, furto che, secondo l’accusa, avrebbe favorito la mafia. Santo Galati Massaro, 29 anni di Centuripe, Giuseppe Costanzo Zammataro, 28 anni di Tortorici e Biagio Savoca, 55 anni di Valguarnera erano stati indagati nell’operazione antimafia della squadra mobile e del commissariato di Leonforte sugli affari del clan ennese di Cosa Nostra. Galati Massaro e Costanzo Zammataro, sono difesi dall’avvocato Gaetano Grassia, Savoca dall’avvocato Sinuhe Curacuraci. I tre sono accusati di furto aggravato e di avere con il furto favorito la famiglia di Cosa Nostra. Il ruolo di accusatore è stato affidato a Roberto Condorelli della Dda di Caltanissetta, che conosce molto bene la storia della mafia in provincia di Enna . I tre, nell’esecuzione del furto dei cavalli, avrebbero agito di notte in campagna, in un momento in cui vi era condizioni favorevoli per portare via i caval

mercoledì 29 giugno 2011

Giovane segretaria del Pd fa l'attrice porno: viene scoperta e si dimette

La copertina del Dvd

PISA - Divideva la passione per la politica con quella per l’hard, così una giovane segretaria di un circolo Pd della provincia di Pisa ha deciso di girare un film porno. Nulla di grave, avrà pensato la ragazza, anche perché le due passioni erano tenute segretamente e tassativamente separate. Le scene di sesso esplicito erano state girate indossando una mascherina per nascondere la sua identità ma qualcuno del suo circolo evidentemente divideva la stessa passione per i film vietati ai minori, ma dal punto di vista del fruitore. E così guarda e riguarda le scene più “interessanti” si è accorto che l’attrice era la segretaria del circolo. Da lì allo scandalo il passo è stato breve e le conseguenti dimissioni dal ruolo politico sono diventate imperative e subito accolte.

Nonostante la mascherina indossata durante le scene roventi la ragazza è stata riconosciuta come la protagonista di “È venuto a saperlo mia madre” e il confronto con le foto del profilo su Facebook è stato un gioco da ragazzi e i dirigenti del partito hanno chieste le dimissioni.

Sulla richiesta di dimissioni anche lei ha convenuto che era meglio darle. Ma il dispiacere per i dirigenti locali democratici sembra non essere solo per la circostanza in cui esse sono maturate, ma anche perchè la giovane è considerata molto brava e preparata dal punto di vista politico. Quanto ha fatto è stato considerato «una grave leggerezza» e le sue conseguenze «una perdita» per il Pd della zona del Comprensorio del cuoio, tra Pisa e Firenze.

Il film a luci rosse, proposto in vendita dalla casa di produzione anche sul web, vede impegnata la ormai ex segretaria del circolo Pd insieme ad un’altra ragazza e due porno-attori. La carriera politica sembra stroncata ma forse per la giovane ex segretaria si è aperta quella del cinema hard.

Il partito la difende: clamore disgustoso. È «sbagliato» e «disgustoso» il clamore attorno alla vicenda della giovane dirigente del Pd pisano che si è dimessa dopo aver girato come attrice un film a luci rosse. Anche perchè nelle sue azioni «ha coinvolto solo se stessa»: adesso ha quindi diritto di «essere lasciata in pace» e magari «si essere aiutata a riflettere». A sostenerlo, in una nota, sono il segretario provinciale, Francesco Nocchi, ed il segretario comunale di San Miniato Massimo Baldacci.

«Pensiamo che una giovane donna di 25 anni, che non ha coinvolto altri che se stessa nelle proprie azioni e che deve risponderne solo a se stessa, abbia il diritto di essere lasciata in pace e semmai aiutata da persone amiche e solidali a riflettere sulle proprie scelte e sul loro senso».

Non è stata sospesa dal Pd. La ormai ex segretaria di un circolo Pd della provincia di Pisa protagonista di un film porno si è dimessa dagli incarichi, ma non è stata sospesa dal partito, al quale è ancora «regolarmente iscritta». A dirlo sono il segretario provinciale del Pd pisano Francesco Nocchi ed il segretario comunale di San Miniato (Pisa) Massimo Baldacci. «Non è vero - scrivono i due dirigenti riferendosi a quanto pubblicato in alcuni casi - che il Pd abbia discusso in nessuno dei suoi organismi della vicenda della ragazza». «Da alcuni mesi - spiegano - si è allontanata, senza che sia intervenuta nessuna rottura politica, per motivi personali, anche di studio: tra l’altro, anche se i giornali non hanno riportato questa notizia, si è laureata pochi giorni fa».

martedì 28 giugno 2011

Arrestato il deputato regionale Cateno De Luca

Arresti domiciliari per Cateno De Luca. Il deputato regionale di Sicilia Vera è stato arrestato ieri sera, dal nucleo di polizia giudiziaria della polizia municipale, in forza del suo ruolo di sindaco di Fiumedinisi, al termine della seduta di Consiglio comunale. Con lui, arrestati il fratello Tindaro Eugenio, il responsabile dell’Area servizi territoriali e ambientali, Pietro D’Anna, e il presidente della commissione edilizia comunale, Benedetto Parisi. L’indagine riguarda la tentata concussione e il falso in atto pubblico, violazioni che – secondo gli inquirenti - sarebbero state commesse tra il 2007 e il 2009 per l’approvazione e l’esecuzione del programma innovativo in ambito urbano denominato “Contratto di quartiere II - Vivi Fiumedinisi”.

L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal Gip Daria Orlano su richiesta del procuratore capo di Messina Pio Lo Forte, dell’aggiunto Vincenzo Barbaro e del sostituto Liliana Todaro.

Il Comune di Fiumedinisi, in base alla legge 21 del 2001 e al decreto dell'assessorato ai Lavori pubblici del 7 agosto 2003 - come riferisce l'Agi - avrebbe dovuto procedere a interventi finalizzati alla riqualificazione edilizia, al miglioramento delle condizioni ambientali, all'adeguamento e sviluppo delle opere di urbanizzazione e delle dotazioni di servizi pubblici e privati, all'integrazione sociale e all'incentivazione dell'offerta occupazionale nonché al recupero o ricostruzione dei manufatti colpiti da eventi sismici o pubbliche calamità. Le indagini della procura di Messina hanno permesso di appurare invece che la quasi totalita' degli interventi proposti ed approvati dalla giunta municipale e che hanno comportato una variante al Prg ha riguardato l'esecuzione di interventi edilizi di notevoli proporzioni, direttamente o indirettamente riconducibili al sindaco De Luca e ai suoi familiari, realizzando la costruzione di una struttura alberghiera con annesso centro benessere in contrada Vecchio del Comune di Fiumedinisi da parte della società "Dioniso srl"; la realizzazione di centri di formazione permanente del Caf Fenapi srl e di 16 alloggi da parte della cooperativa edilizia Mabel.

Qualche anno prima la Regione siciliana in sede di approvazione del Prg del Comune jonico messinese aveva disatteso larga parte dello strumento urbanistico, ritenendo che contenesse previsioni sovradimensionate. Il reato di tentata concussione viene contestato per aver indotto i proprietari di alcune aree a cedere - a volte a prezzi di mercato inferiori - i terreni di loro proprietà onde consentire alla Mabel l'esecuzione dei lavori di costruzione degli alloggi. I reati di falso riguardano invece l'approvazione del progetto in variante dei lavori di costruzione da parte della Dioniso srl e l'approvazione dei lavori di ripristino delle difese spondali del torrente Fiumedinisi, le cui modifiche rispetto alle iniziali previsioni sarebbero state attuate strumentalmente al fine di incrementare il valore commerciale di alcune aree ricadenti nel progetto e riconducibili alla Dioniso srl, il cui amministratore unico è l'onorevole De Luca. Il deputato regionale è anche fondatore e direttore generale della Fenapi mentre della Coop edilizia Mabel è amministratore suo fratello.

Bagna con il latte del suo seno i poliziotti: arrestata


Quando si dice utilizzare un'arma a sorpresa! Quella messa in campo da una donna della contea del Delaware, negli Stati Uniti, contro i poliziotti che la volevano far scendere dall'auto, è stata addirittura il proprio seno. Sì, perché per allontanare gli agenti ha spruzzato il latte della sua mammella destra. Una mossa non proprio gradita dai poliziotti che l'hanno arrestata con l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale.
Questa la singolare chiusura di un episodio iniziato con un pranzo di nozze e ricostruito nei particolari dalle autorità della contea. La donna, invitata col marito a una festa di matrimonio, durante il ricevimento comincia a litigare con il consorte, dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo. Esasperato, l'uomo, ripetutamente colpito dalla coniuge davanti agli altri ospiti, decide di chiamare la polizia. Barricatasi nella propria auto, la donna si rifiuta di scendere all'arrivo degli agenti. Mentre cercano di tirarla fuori a forza, ecco la strana minaccia, sul momento non colta dai poliziotti: quella di essere madre di neonato. Ma alle parole seguono i fatti; dopo averli investiti con una serie di oscenità, infatti, la donna irrora gli increduli agenti col latte del suo seno destro, appena estratto dal vestito. Da lì l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale e l'arresto.