domenica 13 ottobre 2013

LE AMBIZIONI DI PIAZZA ARMERINA E NICOSIA

Le proteste dei lavoratori della Provincia regionale di Enna stanno creando molta confusione. Intanto, ieri tra i dipendenti della provincia, scesi in piazza per manifestare il loro dissenso, l'opinione prevalente era: «Con questa riforma si vogliono mangiare Enna». Ma anche molti ennesi si sono posti la domanda: «Cosa rimarrà di Enna? ». A questo proposito, significativo è stato il report del 2000 su «Servizi e politiche sociali nelle Regioni del Mezzogiorno: sette aree a confronto», redatto da Italia Lavoro e dal Consorzio Aaster.
«All'interno della provincia - si legge - non si notano processi di concentrazione urbana significativi, essenzialmente a causa della estrema e permanente debolezza attrattiva del capoluogo: tale fenomeno è ampiamente dimostrato dall'articolazione dell'offerta dei servizi che, fatta eccezione alla localizzazione delle attività amministrative connesse allo status di capoluogo di provincia, non si differenzia sensibilmente da quella degli altri centri maggiori». E proprio per questa sua estrema debolezza che molti comuni hanno sempre dimostrato una certa insofferenza nei suoi confronti: primo fra tutti Piazza Armerina.
«Nella notte - si legge nel blog del Comitato Quartiere Monte di Piazza Armerina - tra domenica 16 e lunedì 17 giugno sono stati tantissimi i piazzesi a gioire e brindare per la fine politica della Provincia di Enna; infatti, dopo lunghi 87 anni si è chiuso un ciclo, e si è posta la parola fine a una storia di soprusi e angherie verso la città di Piazza Armerina». Piazza Armerina, secondo quanato si legge ancora nel blog, «pur essendo più popolosa di Enna, più importante perché sede di Circondario e capoluogo di Diocesi», non fu elevata a capoluogo di provincia perché considerata da Mussolini «sovversiva e antifascista, per la presenza del vescovo Mario Sturzo, fratello di don Luigi Sturzo». Ma anche Nicosia con una lettera del sindaco Sergio Malfitano, inviata a marzo a Crocetta, ha fatto sapere che farà di tutto affinché «possa ritornare a coprire un ruolo determinante in uno dei costituendi consorzi dei comuni».
Giacomo Lisacchi

Nessun commento:

Posta un commento