sabato 9 aprile 2011

Pedaggi autostradali in Sicilia


Interrogazione a risposta orale

presentata da

GIUSEPPE LUMIA

Al Ministro dell'Economia e delle Finanze, al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti

Per sapere - premesso che:

l'istituzione dei pedaggi autostradali in Sicilia ha creato un allarme sociale diffuso, serio e consistente a fronte di servizi non qualificati e di una dotazione infrastrutturale del tutto carente;

non è la solita protesta meridionale che rifiuta il pagamento di un servizio che in altre Regioni del Paese e d'Europa è sottoposto a pedaggio, ma la denuncia di una vera e propria tassazione che non corrisponde per niente ad una rete autostradale sicura, di qualità e completa;

la Sicilia è una delle Regioni con il più basso livello di infrastrutture in Italia per la mobilità e il trasporto merci. Molte aree dell’Isola non sono raggiunte né da autostrade, né da ferrovie e laddove queste sono presenti spesso risultano essere insufficienti e in pessimo stato;

la scarsa dotazione infrastrutturale della Sicilia danneggia l’economia e i mercati di interi territori, disincentiva la nascita di nuove aree produttive e ostacola la commercializzazione dei prodotti di quelle esistenti. In altre parole essa rappresenta un forte freno allo sviluppo;

anche sul fronte del trasporto pubblico su rotaia la situazione è disastrosa. Per collegare Palermo a Catania, si tratta di poco più di 200 kilometri, il treno impiega dalle cinque alle sei ore, salvo ritardi che si verificano abbastanza frequentemente. Ci si impiega, quindi, cinque/sei volte in più di quanto occorre per percorre la stessa distanza tra Milano e Bologna;

lo stesso vale per il trasporto pubblico su gomma. Nelle autostrade, che rappresentano le principali e uniche arterie di collegamento presenti nei territori, sono costantemente in corso lavori di manutenzione e ristrutturazione, ma di bassissima qualità e banalmente ordinari, senza nessun rapporto con la necessità di interventi urgenti di riqualificazione, di rifunzionalizzazione e di messa in sicurezza;

in Sicilia ci troviamo addirittura di fronte alla seguente drammatica realtà: solo 20 km del recente tratto autostradale Catania - Siracusa sono adeguati ai migliori standard previsti dalle norme di sicurezza, mentre gli altri 600 km sempre di rete autostradale siciliana sono del tutto privi delle più elementari norme di sicurezza, con pericoli continui per gli utenti;

altrettanto insufficienti sono le strade statali presenti sulla costa. Per non parlare dello stato di inagibilità, pressoché permanente, di molte strade provinciali che collegano le città e i piccoli centri dell’entroterra;

un capitolo a parte merita il trasporto pubblico a corto raggio. Tutte le città più grandi dell’Isola sono sprovviste di una rete ferroviaria metropolitana. Le città sono sistematicamente congestionate dal traffico. I treni quasi sempre fatiscenti e affollati, oltre a servire una porzione limitata di territorio, non garantiscono né frequenza, né puntualità. Lo stesso vale per gli autobus pubblici. In queste condizioni non può che aumentare il ricorso alla mobilità privata, con un aggravio di costi e di disagi per i cittadini. Per non parlare dell’impatto ambientale sulle città in termini di inquinamento e di vivibilità;

da tempo l’Anas non investe a sufficienza in Sicilia e nel Mezzogiorno come ha fatto e continua a fare nel Nord Italia. Per anni essa non ha neanche speso le somme disponibili per la rete stradale e autostradale dell’Isola. Come se non bastasse proprio lo scorso anno la “Ferrovie dello Stato Spa” ha presentato un Piano di produzione che prevede la ritirata di Trenitalia dalla Sicilia, con la soppressione di decine di treni a lunga e media percorrenza, e l'inadeguata capacità di programmare e attuare nuovi investimenti infrastrutturali;

l’istituzione a partire dai prossimi mesi dei pedaggi autostradali in Sicilia, quindi, ha il sapore della beffa e della vessazione a danno dei cittadini e delle imprese;

si chiede pertanto di sapere se gli interrogati in indirizzo intendano:

cancellare dall’ultima manovra finanziaria il provvedimento che prevede l’introduzione dei pedaggi in Sicilia;

avviare una reale messa in sicurezza ed una profonda riqualificazione dei 600 km di rete autostradale oggi del tutto fuori norma;

velocizzare i lavori delle opere già in cantiere e a finanziare quelle cantierabili. Provvedimenti che darebbero sollievo a tante imprese e a tanti lavoratori in difficoltà a causa della crisi economica, stando molto attenti a creare un rapporto virtuoso tra le grandi imprese nazionali ed internazionali e le imprese locali spesso vessate da appalti rovinosi e da continue collusioni mafiose;

predisporre, di concerto con la Regione Siciliana e con gli Enti locali, un piano di investimenti per ampliare e migliorare la rete viaria della Sicilia, nonchè, insieme alle altre Regioni del Sud, un piano per tutto il Mezzogiorno.

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