lunedì 12 novembre 2012

Enna. Gli istituti religiosi pagano la Tarsu più di un hotel

Bisogna reperire i fondi per pagare il servizio dei rifiuti solidi urbani dove una delle voci più corpose è il costo del personale e quindi è giusto che si faccia pagare di più anche gli istituti religiosi. Così il Comune di Enna, il cui sindaco Garofalo qualche anno fa aveva stigmatizzato i superstipendi di alcune figure professionali di Sicilia Ambiente, dichiarando che bisognava “assicurare la serenità dei dependenti, ma non la ricchezza”, ha tassato anche le suore.
Si tratta di tasse per lo smaltimento rifiuti urbani (Tarsu) dell’anno in corso, che si configurano come vere e proprie imposte patrimoniali perché calcolate non sul servizio reso, ma sulla metratura degli immobili occupati. Dunque, le cinque suore Clarisse del Santissimo Sacramento di piazza Tremoglie e le cinque Canossiane di piazza San Tommaso devono trovare il modo di racimolare oltre 5 mila euro per ogni istituto.
«Qui non si vuole mettere in discussione – dice il presidente del Centro studi “Sen. Antonio Romano”, Mario Orlando – l’obbligo di tutti i cittadini di pagare le tasse, ma il buon senso e mi pare che il Comune di Enna con questa imposizione di buon senso ne abbia ben poco, dal momento che accomunare conventi ad alberghi e caserme dimostra scarso senso della realtà. La tassa di 7 euro al metro quadro, a cui va aggiunta l’addizionale provinciale e l’addizionale Eca, dà luogo a cifre esorbitanti. Quando invece in altre città come Bologna, oppure Modena, gli stessi istituti religiosi pagano tariffe molto inferiori e nonostante ciò si lamentano. 2,54 euro mq a Bologna e 2,14 a Modena, per non parlare di Arona, in provincia di Novara, dove la tassa è addirittura di 1,08 euro mq».
«La cosa che non convince – aggiunge Orlando – in questo calcolo della Tarsu è anche il fatto che si basa sulla destinazione d’uso e le dimensioni dei locali senza che si faccia distinzione che in un monastero c’è pure una superficie destinata alla vita quotidiana delle religiose, che dovrebbe essere l’abitazione delle suore. E in tal caso dovrebbe pure essere considerata abitazione privata, dunque a tariffa ancora più bassa. Su questa vicenda credo che l’amministrazione e il consiglio comunale, se in questa città non si vogliono perdere anche gli istituti religiosi, devono rivedere molte cose come la Tarsu e le tariffe dell’acqua».
Giacomo Lisacchi

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